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Di Massimo Baldini
Nella notte dello scorso 10 luglio governo e parti sociali hanno raggiunto l’accordo sui criteri da seguire per incrementare i trattamenti delle pensioni basse, come previsto dal decreto legge di luglio, che ha stanziato 900 milioni a questo fine già dal 2007.
Si è deciso di aumentare le pensioni da lavoro percepite da chi ha almeno 64 anni, uomini e donne, in modo differenziato a seconda del numero degli anni di versamenti contributivi: per i lavoratori dipendenti, l’incremento vale 352 euro annui fino a 15 anni di contributi, 432 euro all’anno per chi ha versato contributi per almeno 16 e non più di 25 anni, e 518 per chi può vantare più di 25 anni di versamenti. Per gli ex indipendenti le soglie sui contributi versati sono leggermente più alte (fino a 18, da 19 a 28, oltre 28). E’ poi previsto un incremento anche per alcune pensioni sociali, cioè per quelle pensioni prive di requisiti contributivi.
Questi incrementi spettano solo se il reddito individuale complessivo del pensionato non supera i 654 euro mensili, escludendo la rendita sulla prima casa.
Si è quindi scelto di condizionare il trasferimento ad una sola misura di reddito individuale, senza considerare il reddito globale disponibile della famiglia in cui il pensionato vive.
Il diritto al trasferimento, inoltre, dipende solo dal fatto che non si superi la soglia dei 654 euro mensili, ma l’importo del trasferimento non è funzione inversa del livello della pensione. In altre parole, due soggetti, uno con pensione mensile di 400 euro e l’altro di 650 euro, con 20 anni di contributi, riceveranno entrambi un incremento pari a 432 euro all’anno.
Tenere conto delle famiglie
Utilizzando il campione rappresentativo delle famiglie italiane, costituito dall’indagine Banca d’Italia sui redditi delle famiglie, proviamo a verificare quale può essere l’impatto di questa misura sulla distribuzione complessiva del reddito.
Se classifichiamo le famiglie in 10 gruppi ugualmente numerosi (decili), ordinati per valori crescenti di reddito disponibile equivalente, possiamo innanzitutto verificare quante famiglie, in ciascun decile della distribuzione, ricevono il trasferimento (fig.1). Tra il 10% più povero della popolazione, circa il 13% delle famiglie è interessata dalla misura decisa dal governo. Questa quota aumenta decisamente nel secondo e terzo decile, per poi diminuire successivamente, rimanendo comunque superiore al 10% anche nel sesto decile.
Fig. 1 – Quota di famiglie che ricevono l’incremento delle pensioni basse, per decili di reddito disponibile familiare







































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