Archivio per la categoria 'Economia'

Liberalizzazioni, è buio pesto

Il Sole 24 ORE 13 giugno 2007

SOCIETA’ LIBERA Quinto Rapporto Sull’Italia Liberalizzazioni, è buio pesto

Non si può negare la buona volontà che sta alla base delle politiche di liberalizzazione di questa legislatura. Ammesso e non concesso che raggiungano gli obiettivi prefissati, è assai improbabile però che l’incremento delle licenze ai tassisti, la possibilità di apertura dei negozi di parrucchiere il lunedì mattina, l’abolizione delle distanze minime tra le edicole o la cancellazione del balzello sulle ricariche telefoniche “siano davvero in grado di scardinare le potenti barriere competitive poste ad ogni livello istituzionale, indebolendo i gruppi di potere e le lobby che hanno fin qui frustrato gli impegni riformatori”.

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La ripresa italiana sta perdendo colpi.

LA CINA METTE DAZI DEL 10% SULL’IMPORTAZIONI DI MACCHINARI,MENTRE IL SUO PIL CRESCE DEL 12% NEL 2006.

Continuiamo a dormire sugli Allori!!!!

La la diffusione dei progressi si sta attenuando, mentre le condizioni di investimento sono drasticamente peggiorate.

C’è minore ottimismo sulle prospettive a breve e medio termine e si attenuano le intenzioni di effettuare assunzioni.

Il quadro meno roseo è dipinto dalle imprese italiane ed è in sintonia con la produzione industriale piatta, il calo di fiducia manifestato dalle aziende manifatturiere, il rallentamento dell’export e la battuta d’arresto dei posti di lavoro.

Contrasta, invece, con il balzo registrato da fatturato e ordini in maggio.

Comincino a farsi sentire gli effetti dell’euro forte e del rialzo dei tassi, fattori però che non sembrano incidere sul dinamismo dell’economia tedesca, strutturalmente abituata a fronteggiare la rivalutazione del cambio.

Lo scenario economico, infatti, è migliorato nei precedenti tre mesi per il 25,7% delle aziende, contro il 41,7% della rilevazione di marzo e in linea con il valore contenuto di dicembre, nel pieno delle polemiche sulla Finanziaria.

È salita la quota di chi percepisce un deterioramento.

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Bankopoli

Bankopoli
LiberalCafè – quotidiano on line di ispirazione liberale – domenica 29 luglio 2007

© LiberalCafè – quotidiano on line di ispirazione liberale

CASA: BANKITALIA, IN DISAGIO 20% ITALIANI PER AUMENTO PREZZI

 Fonte: Reset “libere voci della società civile”

Anche una ricerca appena uscita della B’Anca D’Italia, conferma quanto andiamo dicendo da tempo.

(AGI) – Roma, 28 lug. – Il 20% degli italiani soffre di “disagio abitativo”:

Dal 1977 al 2004, insomma, l’accesso all’abitazione in rapporto al reddito si e’ ridotto notevolmente, passando da 3,5 a 5,8.Ma non sono solo i prezzi a rendere l’accesso alla casa piu’ problematico.

Il rapporto infatti stima che il 9,5% dei proprietari vive in una casa inadeguata alla propria struttura familiare, una percentuale che nel caso delle persone in affitto sale al 37,5% contro il 20,4% del 1977; senza contare che l’8% di chi paga oggi un canone di locazione magari stipulato qualche anno fa, oggi farebbe fatica a cambiare casa.

Se il disagio abitativo e’ dunque reale, non per questo aumenta il numero di case popolari, anzi. Dal 1977 al 2004 si sono ridotte a 4,8 milioni le famiglie che ne dispongono (meno di 1,4 milioni sono invece quelle che vivono in abitazioni messe a disposizione da enti locali e associazioni).

Le prospettive non sono certo piu’ rosee.

Indice accessibilità abitazioni

Con l’aumento delle persone che comprano casa, lo studio ipotizza un ulteriore aumento dei prezzi, mentre a mettere in crisi chi sceglie l’affitto saranno i canoni di locazione sempre piu’ alti, com’e’ normale visto l’aumentato valore degli immobili.

Altro problema non da poco saranno i tassi di interesse, pure in prevedibile salita: ipotizzando un aumento di 2 punti percentuali, il rapporto stima che quasi il 2% degli italiani in affitto potrebbe far fatica a pagare un mutuo.

Papers Banca D’Italia file pdf

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Dossier Argomento su Reset

Unipol Bnl, senatore Latorre: Giusto interessarsi all’operazione

 Fonte : Reset ”libere voci della società civile”

Roma, 27 lug. (Apcom)

L’iniziativa dell’Opa Unipol su Bnl “non poteva non suscitare l’interesse del mondo politico che non soltanto è, ma deve essere, come accade in tutto il mondo occidentale, sensibile agli assetti economici e finanziari”.
Nicola Latorre, vicepresidente dei senatori dell’Ulivo, tra gli esponenti Ds intercettati nell’ambito dell’inchiesta milanese, offre con una lettera al Corriere della Sera la sua versione dei fatti, confermando il suo “rammarico” per “il mancato successo di quella operazione”.
Nella missiva, quasi una memoria scritta, Latorre ricostruisce le tappe della vicenda dimostrando come “nonostante il clamore”, “nulla è stato poi osservato in merito al periodo in cui queste conversazioni sono avvenute: in quel momento – sottolinea, date alla mano, l’esponente ds – nulla più poteva essere fatto per creare i presupposti per l’insider trading o l’aggiottaggio.
Le azioni erano già state acquisite e i giornali, infatti, avevano già dato notizia dell’Opa”. Insomma, prosegue Latorre, “ritengo che non ci sia alcunché di illecito in questi comportamenti né tanto meno di opaco”.
Puntando il dito contro la “fuga di notizie” e il mancato accertamento dei responsabili, il vice capogruppo ulivista ribadisce infine la sua disponibilità “a fornire ogni chiarimento ritenuto necessario nelle sedi opportune a prescindere dal mio ruolo di parlamentare.
Ci sono poi prerogative che sono nella esclusiva disponibilità della Giunta per le autorizzazioni del Parlamento. Io – conclude – condividerò ogni decisione presa in quella sede, tanto più quella di autorizzare l’uso delle intercettazioni”.

Ci Prendono per i Fondelli, QUESTI SONO SENATORI E CREDONO DI MELEGGIARE I CITTADINI.

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Teoria del capitale e politica monetaria in Keynes

 

Fonte: HomoLaicus

 

 

 Teoria del capitale e politica monetaria in Keynes

Introduzione: la vendetta di Keynes

Se fosse un vecchio film western, la storia del pensiero di Keynes sarebbe giunto, all’inizio del ventesimo secolo, all’entrata in scena della cavalleria. L’idea che la mano pubblica possa rovesciare o almeno completare l’operare della mano invisibile era in via di definitiva sepoltura, e con essa ogni riferimento seppur blando a Keynes e al keynesismo, quando l’esplodere della crisi finanziaria ed economica mondiale, la più grave dal ‘29, ha scombinato la situazione, mettendo in discussione i dogmi più resistenti formatisi negli ultimi decenni.

Persino gli economisti si sono resi conto che “the best policy is not policy at all” è uno slogan utile a vincere il premio Nobel, ma inutile, completamente inutile, per analizzare i problemi economici reali e soprattutto per prospettarne una via di uscita[1]. Così la sepoltura di Keynes è stata quantomeno rimandata, forse a tempo indeterminato.

Di per sé questa sconfessione planetaria del laissez faire non riabilita certo Keynes e le sue incongruenze teoriche, ma almeno costringe a riflettere con più attenzione sul suo pensiero. Questo breve lavoro cercherà per l’appunto di analizzare le basi teoriche da cui l’economista di Cambridge partì per formulare quelle prescrizioni di policy che lo resero universalmente noto.

Lo scopo fondamentale di tutta l’opera di Keynes era quello di convincere che le vecchie idee e le vecchie ricette non funzionavano più, anche a costo di incoerenze e aporie teoriche fino al celebre detto “a lungo termine siamo tutti morti”, con cui in un certo senso si liberava di ogni critica alle proprie proposte.

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Aumento delle pensioni: perché darlo anche ai ricchi?

 

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 In Estratto:

Di Massimo Baldini

Nella notte dello scorso 10 luglio governo e parti sociali hanno raggiunto l’accordo sui criteri da seguire per incrementare i trattamenti delle pensioni basse, come previsto dal decreto legge di luglio, che ha stanziato 900 milioni a questo fine già dal 2007.
Si è deciso di aumentare le pensioni da lavoro percepite da chi ha almeno 64 anni, uomini e donne, in modo differenziato a seconda del numero degli anni di versamenti contributivi: per i lavoratori dipendenti, l’incremento vale 352 euro annui fino a 15 anni di contributi, 432 euro all’anno per chi ha versato contributi per almeno 16 e non più di 25 anni, e 518 per chi può vantare più di 25 anni di versamenti. Per gli ex indipendenti le soglie sui contributi versati sono leggermente più alte (fino a 18, da 19 a 28, oltre 28). E’ poi previsto un incremento anche per alcune pensioni sociali, cioè per quelle pensioni prive di requisiti contributivi.
Questi incrementi spettano solo se il reddito individuale complessivo del pensionato non supera i 654 euro mensili, escludendo la rendita sulla prima casa.
Si è quindi scelto di condizionare il trasferimento ad una sola misura di reddito individuale, senza considerare il reddito globale disponibile della famiglia in cui il pensionato vive.
Il diritto al trasferimento, inoltre, dipende solo dal fatto che non si superi la soglia dei 654 euro mensili, ma l’importo del trasferimento non è funzione inversa del livello della pensione. In altre parole, due soggetti, uno con pensione mensile di 400 euro e l’altro di 650 euro, con 20 anni di contributi, riceveranno entrambi un incremento pari a 432 euro all’anno.

Tenere conto delle famiglie

Utilizzando il campione rappresentativo delle famiglie italiane, costituito dall’indagine Banca d’Italia sui redditi delle famiglie, proviamo a verificare quale può essere l’impatto di questa misura sulla distribuzione complessiva del reddito.
Se classifichiamo le famiglie in 10 gruppi ugualmente numerosi (decili), ordinati per valori crescenti di reddito disponibile equivalente, possiamo innanzitutto verificare quante famiglie, in ciascun decile della distribuzione, ricevono il trasferimento (fig.1). Tra il 10% più povero della popolazione, circa il 13% delle famiglie è interessata dalla misura decisa dal governo. Questa quota aumenta decisamente nel secondo e terzo decile, per poi diminuire successivamente, rimanendo comunque superiore al 10% anche nel sesto decile.

Fig. 1 – Quota di famiglie che ricevono l’incremento delle pensioni basse, per decili di reddito disponibile familiare

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Report Economico Luglio 2007

 

INDICE

  • Meno disoccupazione con meno inflazione.
  • Nell’arco degli ultimi quindici anni l’Italia del lavoro e della produzione è molto cambiata.
  • Cosa c’è dietro questa virtuosa deviazione dai dettami della “normalità” economica?
  • Riforme, euro, globalizzazione, qualità:
  • Le nuove teorie economiche sulla crescita endogena sottolineano il ruolo dell’istruzione come fattore di sviluppo e dividono i sistemi-paese tra “innovatori” e “imitatori”.
  • C’è un’Italia che, non senza difficoltà, cerca di cambiare.
  • Recupera la produzione industriale
  • Commercio estero: export batte import
  • Frenano ad aprile gli ordini esteri
  • Le imprese al centro del mercato del credito in Italia
  • Inflazione: a giugno torna a spingere il petrolio
  • Prezzi industriali al 3% a maggio: più elevati della media europea
  • Retribuzioni stabili ; sale l’attesa per i rinnovi dei contratti
  • Rimangono stabili i consumi delle famiglie italiane
  • L’aumento dei tassi penalizza i conti trimestrali delle Amministrazioni pubbliche
  • Le migrazioni dall’estero fanno crescere la popolazione italiana
  • L’ITALIA CONTINUA A PERDERE TERRENO NELLE CLASSIFICHE DI COMPETITIVITÀ 2006 DEL WORLD ECONOMIC FORUM
  • TABELLA CLASSIFICA COMPLESSIVA
  • FONTI – E AVVERTENZE DA LEGGERE

 Scarica file pdf pag.n.23

EURISPES, Italia 5 milioni le famiglie povere o a rischio.

 Metà delle famiglie italiane vive l’incubo della “terza settimana”: già al venti del mese non riescono a far quadrare il magro bilancio.

Sono circa cinque milioni i nuclei familiari già indigenti o a rischio povertà. Metà delle famiglie italiane, precisamente il 51 per cento, ha difficoltà economiche ad arrivare a fine mese, Il 17,3 è in grave difficoltà, un altro 23 per cento dichiara di “tirare un po’ la cinghia” nell’ultima settimana del mese, solo il 23,6 per cento non ha alcun problema nella gestione delle finanze familiari.
È quanto emerge dal nuovo studio Eurispes sulla condizione finanziaria delle famiglie, realizzato in collaborazione con Federcasalinghe.
In particolare, ad essere a rischio povertà sono circa 2,5 milioni di nuclei familiari (l’11 per cento delle famiglie totali, cioè 8 milioni di persone).
In aumento anche la povertà che l’istituto di ricerca definisce in “giacca e cravatta”, quella che colpisce i ceti medi.
Secondo l’indagine, inoltre, è allarme anche per l’insolvenza dei mutui per la casa: il numero dei contratti non onorati è in aumento, nel solo 2006 le famiglie in difficoltà nel pagare le rate del mutuo sono cresciute del 5,1 per cento.
Il debito complessivo in sofferenza è di circa 11 miliardi di euro nel 2006 e le famiglie coinvolte sono almeno 410.000.

“L’inflazione ritorna a salire”. Secondo l’Eurispes l’inflazione ha ripreso a salire: ”Per primi lanciammo un segnale d’allarme nell’agosto del 2002 denunciando un’inflazione galoppante all’8%”, ricorda Gian Maria Fara. “Subimmo per questo dure critiche, ma per noi l’inflazione non è né di centrodestra né di centrosinistra.
Oggi, a distanza di cinque anni, segnaliamo nuovamente che l’inflazione, dopo un periodo di stasi, sta tornando a crescere più di quanto indicato dalle statistiche ufficiali”.

“Italia a due economie”. “La famiglia di fronte alla crisi del welfare”, mostra un’Italia a due economie: un’economia delle famiglie e una delle imprese. “Da un lato cresce il PIL, sostenuto prevalentemente dalle esportazioni e non dai consumi interni; dall’altra, manca una condivisione della crescita che, per il momento, si risolve ad esclusivo vantaggio delle imprese”.

Ma dove tagliano gli italiani per ridurre le spese?

Innanzitutto, riducono le risorse destinate ai regali (“abbastanza” nel 39,9% dei casi e “molto” nel 23,1%); poi privilegiano l’acquisto dei prodotti in saldo (il 40,8% lo fa abbastanza spesso e il 23,6% ancora più frequentemente). Il 56,3% si rivolge “molto” o “abbastanza” frequentemente ai punti vendita più economici come i discount. I grandi magazzini e gli outlet affascinano invece i consumatori quando si tratta di abbigliamento “molto” o “abbastanza” rispettivamente nel 24% e nel 43,2% dei casi.

“Sempre più finanziarie, disposte a fare prestiti”. “Un numero sempre crescente di famiglie – cosi spiega l’onorevole Federica Rossi Gasparrini, presidente di Federcasalinghe – è assediato da una comunicazione martellante che spinge verso un sempre maggiore indebitamento. Basti pensare che la pubblicità delle finanziarie è aumentata del 28% negli ultimi anni ed oggi rappresenta un fenomeno sfacciato”.

Il tutto in un paese che a i salari più bassi d’Europa, come rileva un altro comunicato dell’ Euroispes uscito a Marzo 2007.

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Sistema/Italia. Rapporto 2005-2006 sulle economie e le società locali Autori e curatori: Unioncamere

 Fonte sito dell’editore.

 Autori e curatori: Unioncamere
Collana: Rapporti Unioncamere
Argomenti: Politica, società italiana
Dati bibliografici: pp. 224, 1a edizione 2007 (Cod.1813.9)

Tipologia: Edizione a stampa – Prezzo: € 20,00

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Sistema/Italia 2005-2006 ci consegna la percezione di un Paese frenato, nel quale i potenziali di innovazione sono elevati e le soluzioni possibili spesso evidenti, ma, nel contempo, a livello di sistema si prova una sensazione ansiosa di crescente ritardo.
La necessità di compiere il passo verso la modernizzazione matura sta alla base dei tre fenomeni strutturali che stanno modificando le logiche di governance dello sviluppo.
- Dal marketing territoriale alla pianificazione strategica dello sviluppo: nelle pubbliche amministrazioni si diffonde la cultura della pianificazione strategica come strumento per la gestione dei modelli di sviluppo.
- Da follower a protagonisti: nella politica economica ritornano al centro le politiche industriali, per valorizzare la competitività distintiva del Made in Italy.
- Nuovi soggetti, nuove relazioni, nuovo consenso: nel governo delle politiche si integrano progressivamente democrazia rappresentativa e democrazia partecipativa, per riportare la società al centro del processo decisionale e creare le condizioni per una sua diretta assunzione di responsabilità gestionali.
Resta aperto il nodo della capacità di decidere: non è infrequente osservare che il processo di partecipazione tende sotto il profilo delle scelte verso un tempo indeterminato.

È un rischio reale, che può sfociare in un morbida, progressiva atonicità della politica.

Un rischio che non possiamo correre, pena l’erosione del nostro valore distintivo e del nostro senso del futuro.

Indice:

  • Andrea Mondello, Premessa

Lo scenario di riferimento

  • (La sindrome del freno a mano tirato; Come passare dal frammento al sistema?; La pianificazione strategica è l’asse portante della sussidiarietà verticale; Dal marketing territoriale ingenuo alla pianificazione strategica dello sviluppo; La nuova politica industriale: da follower a protagonisti; Due proposte di percorso per il made in Italy; Partecipazione e delega: la forza distintiva dell’identità; Nuovi soggetti, nuove relazioni, nuovo consenso)


Le dinamiche dei sistemi economici

  • (Le tesi rilevanti; Obiettivi dell’indagine, metodologia e soggetti coinvolti; Una lettura complessiva della governance del sistema Paese; Una lettura per i diversi segmenti della catena della governance; Una lettura per modello di sviluppo)


Il governo delle filiere del made in Italy

  • (Le tesi rilevanti; Lo scenario dell’internazionalizzazione; L’evoluzione della filiera produttiva del made in Italy: un cambiamento di luogo e di struttura; L’internazionalizzazione commerciale; Linee guida per la definizione di policy e strategie di supporto alla crescita della dimensione internazionale delle filiere del made in Italy)

Il governo dell’innovazione

  • (Le tesi rilevanti; I sistemi nazionali dell’innovazione: le tendenze macro; L’analisi per modello di sviluppo scientifico-tecnologico prevalente)

L’evoluzione socio-culturale

  • (Le tesi rilevanti; Ipotesi di evoluzione socio-culturale dei dieci modelli di sviluppo nel breve-medio periodo; Conclusioni)

Sistemi di governance

  • (Le tesi rilevanti; Il tema della partecipazione nel dibattito europeo sulla costruzione di nuovi modelli di governance; Partecipazione e sussidiarietà nell’ordinamento italiano: il ruolo del terzo settore; Il “terzo decentramento” tra sussidiarietà orizzontale e verticale)

Bibliografia.

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Segnalazione:

Mark Limon ” Esperto di Management e Marketing al limone”

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