
Metà delle famiglie italiane vive l’incubo della “terza settimana”: già al venti del mese non riescono a far quadrare il magro bilancio.
Sono circa cinque milioni i nuclei familiari già indigenti o a rischio povertà. Metà delle famiglie italiane, precisamente il 51 per cento, ha difficoltà economiche ad arrivare a fine mese, Il 17,3 è in grave difficoltà, un altro 23 per cento dichiara di “tirare un po’ la cinghia” nell’ultima settimana del mese, solo il 23,6 per cento non ha alcun problema nella gestione delle finanze familiari.
È quanto emerge dal nuovo studio Eurispes sulla condizione finanziaria delle famiglie, realizzato in collaborazione con Federcasalinghe.
In particolare, ad essere a rischio povertà sono circa 2,5 milioni di nuclei familiari (l’11 per cento delle famiglie totali, cioè 8 milioni di persone).
In aumento anche la povertà che l’istituto di ricerca definisce in “giacca e cravatta”, quella che colpisce i ceti medi.
Secondo l’indagine, inoltre, è allarme anche per l’insolvenza dei mutui per la casa: il numero dei contratti non onorati è in aumento, nel solo 2006 le famiglie in difficoltà nel pagare le rate del mutuo sono cresciute del 5,1 per cento.
Il debito complessivo in sofferenza è di circa 11 miliardi di euro nel 2006 e le famiglie coinvolte sono almeno 410.000.
“L’inflazione ritorna a salire”. Secondo l’Eurispes l’inflazione ha ripreso a salire: ”Per primi lanciammo un segnale d’allarme nell’agosto del 2002 denunciando un’inflazione galoppante all’8%”, ricorda Gian Maria Fara. “Subimmo per questo dure critiche, ma per noi l’inflazione non è né di centrodestra né di centrosinistra.
Oggi, a distanza di cinque anni, segnaliamo nuovamente che l’inflazione, dopo un periodo di stasi, sta tornando a crescere più di quanto indicato dalle statistiche ufficiali”.
“Italia a due economie”. “La famiglia di fronte alla crisi del welfare”, mostra un’Italia a due economie: un’economia delle famiglie e una delle imprese. “Da un lato cresce il PIL, sostenuto prevalentemente dalle esportazioni e non dai consumi interni; dall’altra, manca una condivisione della crescita che, per il momento, si risolve ad esclusivo vantaggio delle imprese”.
Ma dove tagliano gli italiani per ridurre le spese?
Innanzitutto, riducono le risorse destinate ai regali (“abbastanza” nel 39,9% dei casi e “molto” nel 23,1%); poi privilegiano l’acquisto dei prodotti in saldo (il 40,8% lo fa abbastanza spesso e il 23,6% ancora più frequentemente). Il 56,3% si rivolge “molto” o “abbastanza” frequentemente ai punti vendita più economici come i discount. I grandi magazzini e gli outlet affascinano invece i consumatori quando si tratta di abbigliamento “molto” o “abbastanza” rispettivamente nel 24% e nel 43,2% dei casi.
“Sempre più finanziarie, disposte a fare prestiti”. “Un numero sempre crescente di famiglie – cosi spiega l’onorevole Federica Rossi Gasparrini, presidente di Federcasalinghe – è assediato da una comunicazione martellante che spinge verso un sempre maggiore indebitamento. Basti pensare che la pubblicità delle finanziarie è aumentata del 28% negli ultimi anni ed oggi rappresenta un fenomeno sfacciato”.
Il tutto in un paese che a i salari più bassi d’Europa, come rileva un altro comunicato dell’ Euroispes uscito a Marzo 2007.
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