Archivio per la categoria 'Formazione Economia'

La ripresa italiana sta perdendo colpi.

LA CINA METTE DAZI DEL 10% SULL’IMPORTAZIONI DI MACCHINARI,MENTRE IL SUO PIL CRESCE DEL 12% NEL 2006.

Continuiamo a dormire sugli Allori!!!!

La la diffusione dei progressi si sta attenuando, mentre le condizioni di investimento sono drasticamente peggiorate.

C’è minore ottimismo sulle prospettive a breve e medio termine e si attenuano le intenzioni di effettuare assunzioni.

Il quadro meno roseo è dipinto dalle imprese italiane ed è in sintonia con la produzione industriale piatta, il calo di fiducia manifestato dalle aziende manifatturiere, il rallentamento dell’export e la battuta d’arresto dei posti di lavoro.

Contrasta, invece, con il balzo registrato da fatturato e ordini in maggio.

Comincino a farsi sentire gli effetti dell’euro forte e del rialzo dei tassi, fattori però che non sembrano incidere sul dinamismo dell’economia tedesca, strutturalmente abituata a fronteggiare la rivalutazione del cambio.

Lo scenario economico, infatti, è migliorato nei precedenti tre mesi per il 25,7% delle aziende, contro il 41,7% della rilevazione di marzo e in linea con il valore contenuto di dicembre, nel pieno delle polemiche sulla Finanziaria.

È salita la quota di chi percepisce un deterioramento.

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Bankopoli

Bankopoli
LiberalCafè – quotidiano on line di ispirazione liberale – domenica 29 luglio 2007

© LiberalCafè – quotidiano on line di ispirazione liberale

CASA: BANKITALIA, IN DISAGIO 20% ITALIANI PER AUMENTO PREZZI

 Fonte: Reset “libere voci della società civile”

Anche una ricerca appena uscita della B’Anca D’Italia, conferma quanto andiamo dicendo da tempo.

(AGI) – Roma, 28 lug. – Il 20% degli italiani soffre di “disagio abitativo”:

Dal 1977 al 2004, insomma, l’accesso all’abitazione in rapporto al reddito si e’ ridotto notevolmente, passando da 3,5 a 5,8.Ma non sono solo i prezzi a rendere l’accesso alla casa piu’ problematico.

Il rapporto infatti stima che il 9,5% dei proprietari vive in una casa inadeguata alla propria struttura familiare, una percentuale che nel caso delle persone in affitto sale al 37,5% contro il 20,4% del 1977; senza contare che l’8% di chi paga oggi un canone di locazione magari stipulato qualche anno fa, oggi farebbe fatica a cambiare casa.

Se il disagio abitativo e’ dunque reale, non per questo aumenta il numero di case popolari, anzi. Dal 1977 al 2004 si sono ridotte a 4,8 milioni le famiglie che ne dispongono (meno di 1,4 milioni sono invece quelle che vivono in abitazioni messe a disposizione da enti locali e associazioni).

Le prospettive non sono certo piu’ rosee.

Indice accessibilità abitazioni

Con l’aumento delle persone che comprano casa, lo studio ipotizza un ulteriore aumento dei prezzi, mentre a mettere in crisi chi sceglie l’affitto saranno i canoni di locazione sempre piu’ alti, com’e’ normale visto l’aumentato valore degli immobili.

Altro problema non da poco saranno i tassi di interesse, pure in prevedibile salita: ipotizzando un aumento di 2 punti percentuali, il rapporto stima che quasi il 2% degli italiani in affitto potrebbe far fatica a pagare un mutuo.

Papers Banca D’Italia file pdf

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Dossier Argomento su Reset

Il nostro benessere

Il nostro benessere

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL). Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle […]. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. […] Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

Robert Kennedy

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 Approfondimenti:

 Robert Kennedy Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Teoria del capitale e politica monetaria in Keynes

 

Fonte: HomoLaicus

 

 

 Teoria del capitale e politica monetaria in Keynes

Introduzione: la vendetta di Keynes

Se fosse un vecchio film western, la storia del pensiero di Keynes sarebbe giunto, all’inizio del ventesimo secolo, all’entrata in scena della cavalleria. L’idea che la mano pubblica possa rovesciare o almeno completare l’operare della mano invisibile era in via di definitiva sepoltura, e con essa ogni riferimento seppur blando a Keynes e al keynesismo, quando l’esplodere della crisi finanziaria ed economica mondiale, la più grave dal ‘29, ha scombinato la situazione, mettendo in discussione i dogmi più resistenti formatisi negli ultimi decenni.

Persino gli economisti si sono resi conto che “the best policy is not policy at all” è uno slogan utile a vincere il premio Nobel, ma inutile, completamente inutile, per analizzare i problemi economici reali e soprattutto per prospettarne una via di uscita[1]. Così la sepoltura di Keynes è stata quantomeno rimandata, forse a tempo indeterminato.

Di per sé questa sconfessione planetaria del laissez faire non riabilita certo Keynes e le sue incongruenze teoriche, ma almeno costringe a riflettere con più attenzione sul suo pensiero. Questo breve lavoro cercherà per l’appunto di analizzare le basi teoriche da cui l’economista di Cambridge partì per formulare quelle prescrizioni di policy che lo resero universalmente noto.

Lo scopo fondamentale di tutta l’opera di Keynes era quello di convincere che le vecchie idee e le vecchie ricette non funzionavano più, anche a costo di incoerenze e aporie teoriche fino al celebre detto “a lungo termine siamo tutti morti”, con cui in un certo senso si liberava di ogni critica alle proprie proposte.

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Aumento delle pensioni: perché darlo anche ai ricchi?

 

Vai All’articolo della Voce.info 

 In Estratto:

Di Massimo Baldini

Nella notte dello scorso 10 luglio governo e parti sociali hanno raggiunto l’accordo sui criteri da seguire per incrementare i trattamenti delle pensioni basse, come previsto dal decreto legge di luglio, che ha stanziato 900 milioni a questo fine già dal 2007.
Si è deciso di aumentare le pensioni da lavoro percepite da chi ha almeno 64 anni, uomini e donne, in modo differenziato a seconda del numero degli anni di versamenti contributivi: per i lavoratori dipendenti, l’incremento vale 352 euro annui fino a 15 anni di contributi, 432 euro all’anno per chi ha versato contributi per almeno 16 e non più di 25 anni, e 518 per chi può vantare più di 25 anni di versamenti. Per gli ex indipendenti le soglie sui contributi versati sono leggermente più alte (fino a 18, da 19 a 28, oltre 28). E’ poi previsto un incremento anche per alcune pensioni sociali, cioè per quelle pensioni prive di requisiti contributivi.
Questi incrementi spettano solo se il reddito individuale complessivo del pensionato non supera i 654 euro mensili, escludendo la rendita sulla prima casa.
Si è quindi scelto di condizionare il trasferimento ad una sola misura di reddito individuale, senza considerare il reddito globale disponibile della famiglia in cui il pensionato vive.
Il diritto al trasferimento, inoltre, dipende solo dal fatto che non si superi la soglia dei 654 euro mensili, ma l’importo del trasferimento non è funzione inversa del livello della pensione. In altre parole, due soggetti, uno con pensione mensile di 400 euro e l’altro di 650 euro, con 20 anni di contributi, riceveranno entrambi un incremento pari a 432 euro all’anno.

Tenere conto delle famiglie

Utilizzando il campione rappresentativo delle famiglie italiane, costituito dall’indagine Banca d’Italia sui redditi delle famiglie, proviamo a verificare quale può essere l’impatto di questa misura sulla distribuzione complessiva del reddito.
Se classifichiamo le famiglie in 10 gruppi ugualmente numerosi (decili), ordinati per valori crescenti di reddito disponibile equivalente, possiamo innanzitutto verificare quante famiglie, in ciascun decile della distribuzione, ricevono il trasferimento (fig.1). Tra il 10% più povero della popolazione, circa il 13% delle famiglie è interessata dalla misura decisa dal governo. Questa quota aumenta decisamente nel secondo e terzo decile, per poi diminuire successivamente, rimanendo comunque superiore al 10% anche nel sesto decile.

Fig. 1 – Quota di famiglie che ricevono l’incremento delle pensioni basse, per decili di reddito disponibile familiare

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Report Economico Luglio 2007

 

INDICE

  • Meno disoccupazione con meno inflazione.
  • Nell’arco degli ultimi quindici anni l’Italia del lavoro e della produzione è molto cambiata.
  • Cosa c’è dietro questa virtuosa deviazione dai dettami della “normalità” economica?
  • Riforme, euro, globalizzazione, qualità:
  • Le nuove teorie economiche sulla crescita endogena sottolineano il ruolo dell’istruzione come fattore di sviluppo e dividono i sistemi-paese tra “innovatori” e “imitatori”.
  • C’è un’Italia che, non senza difficoltà, cerca di cambiare.
  • Recupera la produzione industriale
  • Commercio estero: export batte import
  • Frenano ad aprile gli ordini esteri
  • Le imprese al centro del mercato del credito in Italia
  • Inflazione: a giugno torna a spingere il petrolio
  • Prezzi industriali al 3% a maggio: più elevati della media europea
  • Retribuzioni stabili ; sale l’attesa per i rinnovi dei contratti
  • Rimangono stabili i consumi delle famiglie italiane
  • L’aumento dei tassi penalizza i conti trimestrali delle Amministrazioni pubbliche
  • Le migrazioni dall’estero fanno crescere la popolazione italiana
  • L’ITALIA CONTINUA A PERDERE TERRENO NELLE CLASSIFICHE DI COMPETITIVITÀ 2006 DEL WORLD ECONOMIC FORUM
  • TABELLA CLASSIFICA COMPLESSIVA
  • FONTI – E AVVERTENZE DA LEGGERE

 Scarica file pdf pag.n.23

Sistema/Italia. Rapporto 2005-2006 sulle economie e le società locali Autori e curatori: Unioncamere

 Fonte sito dell’editore.

 Autori e curatori: Unioncamere
Collana: Rapporti Unioncamere
Argomenti: Politica, società italiana
Dati bibliografici: pp. 224, 1a edizione 2007 (Cod.1813.9)

Tipologia: Edizione a stampa – Prezzo: € 20,00

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Sistema/Italia 2005-2006 ci consegna la percezione di un Paese frenato, nel quale i potenziali di innovazione sono elevati e le soluzioni possibili spesso evidenti, ma, nel contempo, a livello di sistema si prova una sensazione ansiosa di crescente ritardo.
La necessità di compiere il passo verso la modernizzazione matura sta alla base dei tre fenomeni strutturali che stanno modificando le logiche di governance dello sviluppo.
- Dal marketing territoriale alla pianificazione strategica dello sviluppo: nelle pubbliche amministrazioni si diffonde la cultura della pianificazione strategica come strumento per la gestione dei modelli di sviluppo.
- Da follower a protagonisti: nella politica economica ritornano al centro le politiche industriali, per valorizzare la competitività distintiva del Made in Italy.
- Nuovi soggetti, nuove relazioni, nuovo consenso: nel governo delle politiche si integrano progressivamente democrazia rappresentativa e democrazia partecipativa, per riportare la società al centro del processo decisionale e creare le condizioni per una sua diretta assunzione di responsabilità gestionali.
Resta aperto il nodo della capacità di decidere: non è infrequente osservare che il processo di partecipazione tende sotto il profilo delle scelte verso un tempo indeterminato.

È un rischio reale, che può sfociare in un morbida, progressiva atonicità della politica.

Un rischio che non possiamo correre, pena l’erosione del nostro valore distintivo e del nostro senso del futuro.

Indice:

  • Andrea Mondello, Premessa

Lo scenario di riferimento

  • (La sindrome del freno a mano tirato; Come passare dal frammento al sistema?; La pianificazione strategica è l’asse portante della sussidiarietà verticale; Dal marketing territoriale ingenuo alla pianificazione strategica dello sviluppo; La nuova politica industriale: da follower a protagonisti; Due proposte di percorso per il made in Italy; Partecipazione e delega: la forza distintiva dell’identità; Nuovi soggetti, nuove relazioni, nuovo consenso)


Le dinamiche dei sistemi economici

  • (Le tesi rilevanti; Obiettivi dell’indagine, metodologia e soggetti coinvolti; Una lettura complessiva della governance del sistema Paese; Una lettura per i diversi segmenti della catena della governance; Una lettura per modello di sviluppo)


Il governo delle filiere del made in Italy

  • (Le tesi rilevanti; Lo scenario dell’internazionalizzazione; L’evoluzione della filiera produttiva del made in Italy: un cambiamento di luogo e di struttura; L’internazionalizzazione commerciale; Linee guida per la definizione di policy e strategie di supporto alla crescita della dimensione internazionale delle filiere del made in Italy)

Il governo dell’innovazione

  • (Le tesi rilevanti; I sistemi nazionali dell’innovazione: le tendenze macro; L’analisi per modello di sviluppo scientifico-tecnologico prevalente)

L’evoluzione socio-culturale

  • (Le tesi rilevanti; Ipotesi di evoluzione socio-culturale dei dieci modelli di sviluppo nel breve-medio periodo; Conclusioni)

Sistemi di governance

  • (Le tesi rilevanti; Il tema della partecipazione nel dibattito europeo sulla costruzione di nuovi modelli di governance; Partecipazione e sussidiarietà nell’ordinamento italiano: il ruolo del terzo settore; Il “terzo decentramento” tra sussidiarietà orizzontale e verticale)

Bibliografia.

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Segnalazione:

Mark Limon ” Esperto di Management e Marketing al limone”

Il senso di giustizia

Nel Sud del mondo oltre l’emergenza….per la dignità e la giustizia sociale

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“Il senso di giustizia”

tratto da Teoria dei sentimenti morali

Il senso di giustizia, il rimorso e la coscienza del merito.

Secondo Bernard Mandeville, l’autore della Favola delle api, la morale non sarebbe altro che finzione, un sistema delle buone maniere, mentre la prosperità della società sarebbe effetto dell’interazione tra individui guidati solo dall’interesse privato e dalla passione dominante dell’orgoglio. L’orgoglio è chiamato da Mandeville anche self-liking, cioè «preferenza di sé»; si tratta di quella stima che ogni individuo attribuisce a se stesso e alle sue azioni (indipendentemente dal loro valore reale) e che spinge a desiderare sopra ogni cosa il consenso e l’amore degli altri (vero o simulato che sia): per essere felici, agli uomini non basta accumulare beni o provare nuovi piaceri; hanno bisogno innanzitutto di veder soddisfatta la propria vanità, la passione che fa viaggiare il mondo. Secondo Adam Smith, invece, la spinta alla ricerca del benessere e del miglioramento della propria condizione è spontaneamente corretta dal desiderio della considerazione pubblica (e non dalla vanità, come pensa Mandeville); al di sopra di ciò, sulle motivazioni dell’individuo vigila la coscienza, che è portata ad assumere il punto di vista di un ideale «spettatore imparziale», censurando comportamenti lesivi della felicità altrui. Così, ad un livello più elevato di maturazione morale della coscienza, gioca un ruolo decisivo non solo il desiderio della stima altrui, ma anche il desiderio di sentirsi degni di lode di fronte a se stessi, condizione della più alta felicità interiore. La metafora della gara, richiamata nel passo di Smith qui sotto riportato, evoca la corsa di Hobbes, ma ha una cornice molto diversa: ciascuno può fare la sua gara, ma a patto di rispettare canoni sociali di correttezza. Così farà l’uomo prudente, parsimonioso, oculato nella cura dei propri interessi, portato naturalmente a pensare agli effetti sociali delle sue azioni, da cui dipende il senso che ha di sé; egli potrà trovare la felicità incrementando i suoi beni, sentendosi a posto con se stesso e con gli altri, raggiungendo la tranquillità interiore, mentre la società svilupperà un’economia spontanea, in grado di distribuire ricchezza.

Sebbene, perciò, possa essere vero che ogni individuo, nel suo cuore, naturalmente preferisca se stesso all’intera umanità, tuttavia egli non osa ammettere di fronte all’umanità di comportarsi secondo questo principio. Sente che gli altri non potrebbero mai condividere questa preferenza, e che per quanto possa essere naturale per lui, deve sempre apparire eccessiva e abnorme a loro. Quando considera se stesso nella luce in cui è consapevole che lo considereranno gli altri, riconosce che per loro egli non è altro che uno dei tanti, in nessun rispetto migliore di qualsiasi altro. Se vuole agire in modo che uno spettatore imparziale possa prendere parte ai principi della sua condotta, cosa che più di ogni altra egli desidera fare, deve in questa come in tutte le altre occasioni, sottomettere l’arroganza dei suo amor di sé, e attenuarla fino a un punto che gli altri uomini possano condividere. Essi la potranno tollerare solo fino a consentirgli di essere più preoccupato della propria felicità e di perseguirla con più zelante assiduità che quella di qualsiasi altra persona. Fino a questo punto, ogni volta che si metteranno nella sua situazione, lo condivideranno prontamente. Nella gara per la ricchezza, gli onori e le promozioni, può correre più forte che può, tendere al massimo ogni nervo e ogni muscolo per superare i suoi avversari. Ma se dovesse fare uno sgambetto o atterrare uno di loro, l’indulgenza degli spettatori verrebbe del tutto meno. Sarebbe una violazione della competizione leale, che essi non potrebbero ammettere. Per loro quest’uomo è sotto ogni rispetto buono quanto lui: essi non prendono parte a quell’amore di sé per il quale egli preferisce così tanto se stesso all’altro e non possono condividere il motivo per cui l’ha danneggiato. Perciò simpatizzano prontamente con il naturale risentimento di chi ha ricevuto il torto, mentre chi l’ha fatto diventa l’oggetto del loro odio e della loro indignazione. Egli è consapevole di diventarlo, e avverte che quei sentimenti sono pronti a esplodere contro di lui da ogni parte.

TESTO IN LINGUA ORIGINALE

Of the sense of Justice, of Remorse, and of the consciousness of Merit

Though his own happiness may be of more importance to him than that of all the world besides, to every other person it is of no more consequence than that of any other man. Though it may be true, therefore, that every individual, in his own breast, naturally prefers himself to all mankind, yet he dares not look mankind in the face, and avow that he acts according to this principle. He feels that in this preference they can never go along with him, and that how natural soever it may be to him, it must always appear excessive and extravagant to them. When he views himself in the light in which he is conscious that others will view him, he sees that to them he is but one of the multitude in no respect better than any other in it. If he would act so as that the impartial spectator may enter into the principles of his conduct, which is what of all things he has the greatest desire to do, he must, upon this, as upon all other occasions, humble the arrogance of his self-love, and bring it down to something which other men can go along with. They will indulge it so far as to allow him to be more anxious about, and to pursue with more earnest assiduity, his own happiness than that of any other person. Thus far, whenever they place themselves in his situation, they will readily go along with him. In the race for wealth, and honours, and preferments, he may run as hard as he can, and strain every nerve and every muscle, in order to outstrip all his competitors. But if he should justle, or throw down any of them, the indulgence of the spectators is entirely at an end. It is a violation of fair play, which they cannot admit of. This man is to them, in every respect, as good as he: they do not enter into that self-love by which he prefers himself so much to this other, and cannot go along with the motive from which he hurt him. They readily, therefore, sympathize with the natural resentment of the injured, and the offender becomes the object of their hatred and indignation. He is sensible that he becomes so, and feels that those sentiments are ready to burst out from all sides against him.

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 Approfondimenti:

Bernard de Mandeville “La favola delle api”

Per la ripresa del riformismo P.S.Labini (con A.Roncaglia)

 

Per la ripresa del riformismo P.S.Labini (con A.Roncaglia)

Edizione elettronica in file pdf, a uso libero

 In Estratto,dalla prefazione dell’antologia.

Da questa pur sommaria antologia sul riformismo emergono
almeno cinque grandi temi:

1.Proposte per la democrazia industriale: partecipazione dei
lavoratori agli utili, agli aumenti di produttività, alle decisioni
riguardanti gl’investimenti e le innovazioni, alle assegnazione
delle mansioni; azionariato popolare e diverse forme di
cogestione.
2. La scuola, la formazione, il lavoro e la ricerca. Lavori non
alienanti e lavori gratificanti.
3. La riforma del mercato del lavoro, gli ammortizzatori
sociali e le garanzie per le nuove figure di lavoratori.
4. La riorganizzazione dello stato sociale.
5. L’Europa e i diritti civili. L’azione europea per l’ambiente,
le migrazioni e per l’Africa sub-sahariana. Tre centri
d’iniziativa e di coordinamento (istruzione, formazione di
esperti, sanità).
Sono temi fondamentali per tutte le forze politiche, di sinistra
e di destra – ad esclusione della destra reazionaria e di quella
berlusconiana, che non è destra.
Per la ripresa del riformismo
Dagli scritti scelti si evidenzia, senza possibilità di equivoco,
il rapporto tra contenuti di una politica riformista e difesa della
democrazia liberale e dello stato di diritto, che, con mirabile
lungimiranza, alcuni dei protagonisti sottolineano e in difesa
dei quali Opposizione Civile è nata e svolge la sua attività.
L’Antologia, infine, è utile per fare chiarezza sull’ambiguità
dell’uso del termine “Riformismo”, che configura una vera
e propria “corruzione del linguaggio”, dal momento che,
soprattutto nel nostro paese, i protagonisti delle violazioni
dello stato di diritto, veri campioni di controriforme e di
restaurazione, cercano di accreditarsi come riformisti.
Opposizione Civile*

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