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LiberalCafè – quotidiano on line di ispirazione liberale – domenica 29 luglio 2007
Archivio per la categoria 'Formazione Politica'
Dialogo di due padri con i loro figli uno è conservatore e l’altro progressista.
Pubblicato Luglio 27, 2007 Formazione Politica , Reset Chiuso
Fonte: Reset “libere vici della società civile”
Salve Ragazzi, ieri 26/07/2007 nel mio comune Bientina (Pisa), c’è stata la prima assemblea aperta per il coordinamento Comunale per il P.D.
Mi sono domandato di cosa parlare, seguendo i vari incontri per il PD, e prendendo spunto dai temi esposti anche da leader locali, devo dire che la scelta era ampia e, potevo parlare di:
- Max Weber e, della politica come professione ( tema molto sentito),
- Della Democrazia che non c’è e, della democrazia che vogliamo intesa come partecipazione politica e, vicinanza dell’eletto all’elettore,
- Dei costi della democrazia legittimi fin dai tempi di Pericle, ma degli sprechi politici politici non legittimi,
- Della Flexsicurity, che non è una invenzione di C. Damiano o di T. Treu, Ma già A.Giolitti ne parlava nel suo saggio dal titolo “ un socialismo possibile” del 1965 e ,quindi dal mio punto di vista un dovere morale, per quelle forse politiche che guardano al sociale e, una necessità per la modernizzazione del paese.
Certo sono temi di attualità,sono temi importanti e, se supportati da a persone o testi ritenuti idonei, sia dal mondo politico che da quello accademico, assumono anche ‘autorevolezza.
MA FACEVO QUALCOSA DI NUOVO……, PROBABILMENTE NO.
QUINDI HO PENSANDO DI PARLARE DI UN COLLOQUIO IMMAGINARIO SU 6/7 PUNTI FRA DUE PADRI E I LORO FIGLI ADOLESCENTI.
Entrambi i padri sono, imprenditori, democratici e, consci che l’economia di mercato non si può abolire,
UNO E DI C.D E LO CHIAMERO UN PADRE CONSERVATORE,
L’ALTRO E’ DI CS E LO CHIAMERO UN PADRE PROGRESSISTA.
Un partito nuovo nasce anche da qui, da un modo anche diverso di dialogare, consapevoli che il PD, non potrà certo essere una tavola bianca, ognuno di noi a una sua storia politica alle sue spalle, ma dobbiamo prendere dal passato ciò che è BUONO e avere l’intelligenza di ABBANDONARE il resto.
Bisogna riappropriarci del nostro ruolo di militanti politici che, per me che vengo dalla sinistra è, l’interpretazione che, A. Giolitti ha dato dell’intellettuale organico di Gramsciana memoria.
SCRIVE A . GIOLITTI :
“ Ciò che A. Gramsci, intendeva per intellettuale organico è, il militante di base che, parlando giornalmente di politica, promuove la Democrazia e la Responsabilità Pubblica”.
Una premessa, chi leggerà questo POST, tenga presente che, nel dialogo c’è un adoloscente e, come diceva un mio vecchio Proff.la cosa più difficile per me è, spiegare concetti complessi con parole semplici, perchè solo le parole semplici sono recepite dagli adolescenti.
Dialogo con i loro Figli:
Il nostro benessere
Pubblicato Luglio 20, 2007 Formazione Economia , Formazione Politica Lascia un commento![]()
Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto interno lordo (PIL). Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle […]. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. […] Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.
Robert Kennedy
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Approfondimenti:
Teoria del capitale e politica monetaria in Keynes
Pubblicato Luglio 15, 2007 Economia , Formazione Economia , Formazione Politica , Lettura Critica , Politica ChiusoFonte: HomoLaicus


Teoria del capitale e politica monetaria in Keynes
Introduzione: la vendetta di Keynes
Se fosse un vecchio film western, la storia del pensiero di Keynes sarebbe giunto, all’inizio del ventesimo secolo, all’entrata in scena della cavalleria. L’idea che la mano pubblica possa rovesciare o almeno completare l’operare della mano invisibile era in via di definitiva sepoltura, e con essa ogni riferimento seppur blando a Keynes e al keynesismo, quando l’esplodere della crisi finanziaria ed economica mondiale, la più grave dal ‘29, ha scombinato la situazione, mettendo in discussione i dogmi più resistenti formatisi negli ultimi decenni.
Persino gli economisti si sono resi conto che “the best policy is not policy at all” è uno slogan utile a vincere il premio Nobel, ma inutile, completamente inutile, per analizzare i problemi economici reali e soprattutto per prospettarne una via di uscita[1]. Così la sepoltura di Keynes è stata quantomeno rimandata, forse a tempo indeterminato.
Di per sé questa sconfessione planetaria del laissez faire non riabilita certo Keynes e le sue incongruenze teoriche, ma almeno costringe a riflettere con più attenzione sul suo pensiero. Questo breve lavoro cercherà per l’appunto di analizzare le basi teoriche da cui l’economista di Cambridge partì per formulare quelle prescrizioni di policy che lo resero universalmente noto.
Lo scopo fondamentale di tutta l’opera di Keynes era quello di convincere che le vecchie idee e le vecchie ricette non funzionavano più, anche a costo di incoerenze e aporie teoriche fino al celebre detto “a lungo termine siamo tutti morti”, con cui in un certo senso si liberava di ogni critica alle proprie proposte.
Continua a leggere ‘Teoria del capitale e politica monetaria in Keynes’
Aumento delle pensioni: perché darlo anche ai ricchi?
Pubblicato Luglio 14, 2007 Art.LaVoce.info , Economia , Formazione Economia , Formazione Politica Chiuso
Vai All’articolo della Voce.info
In Estratto:
Di Massimo Baldini
Nella notte dello scorso 10 luglio governo e parti sociali hanno raggiunto l’accordo sui criteri da seguire per incrementare i trattamenti delle pensioni basse, come previsto dal decreto legge di luglio, che ha stanziato 900 milioni a questo fine già dal 2007.
Si è deciso di aumentare le pensioni da lavoro percepite da chi ha almeno 64 anni, uomini e donne, in modo differenziato a seconda del numero degli anni di versamenti contributivi: per i lavoratori dipendenti, l’incremento vale 352 euro annui fino a 15 anni di contributi, 432 euro all’anno per chi ha versato contributi per almeno 16 e non più di 25 anni, e 518 per chi può vantare più di 25 anni di versamenti. Per gli ex indipendenti le soglie sui contributi versati sono leggermente più alte (fino a 18, da 19 a 28, oltre 28). E’ poi previsto un incremento anche per alcune pensioni sociali, cioè per quelle pensioni prive di requisiti contributivi.
Questi incrementi spettano solo se il reddito individuale complessivo del pensionato non supera i 654 euro mensili, escludendo la rendita sulla prima casa.
Si è quindi scelto di condizionare il trasferimento ad una sola misura di reddito individuale, senza considerare il reddito globale disponibile della famiglia in cui il pensionato vive.
Il diritto al trasferimento, inoltre, dipende solo dal fatto che non si superi la soglia dei 654 euro mensili, ma l’importo del trasferimento non è funzione inversa del livello della pensione. In altre parole, due soggetti, uno con pensione mensile di 400 euro e l’altro di 650 euro, con 20 anni di contributi, riceveranno entrambi un incremento pari a 432 euro all’anno.
Tenere conto delle famiglie
Utilizzando il campione rappresentativo delle famiglie italiane, costituito dall’indagine Banca d’Italia sui redditi delle famiglie, proviamo a verificare quale può essere l’impatto di questa misura sulla distribuzione complessiva del reddito.
Se classifichiamo le famiglie in 10 gruppi ugualmente numerosi (decili), ordinati per valori crescenti di reddito disponibile equivalente, possiamo innanzitutto verificare quante famiglie, in ciascun decile della distribuzione, ricevono il trasferimento (fig.1). Tra il 10% più povero della popolazione, circa il 13% delle famiglie è interessata dalla misura decisa dal governo. Questa quota aumenta decisamente nel secondo e terzo decile, per poi diminuire successivamente, rimanendo comunque superiore al 10% anche nel sesto decile.
Fig. 1 – Quota di famiglie che ricevono l’incremento delle pensioni basse, per decili di reddito disponibile familiare

Sistema/Italia. Rapporto 2005-2006 sulle economie e le società locali Autori e curatori: Unioncamere
Pubblicato Luglio 7, 2007 Economia , Formazione Economia , Formazione Politica , Libri , Sistema Paese Chiuso
Autori e curatori: Unioncamere
Collana: Rapporti Unioncamere
Argomenti: Politica, società italiana
Dati bibliografici: pp. 224, 1a edizione 2007 (Cod.1813.9)
Tipologia: Edizione a stampa – Prezzo: € 20,00
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Sistema/Italia 2005-2006 ci consegna la percezione di un Paese frenato, nel quale i potenziali di innovazione sono elevati e le soluzioni possibili spesso evidenti, ma, nel contempo, a livello di sistema si prova una sensazione ansiosa di crescente ritardo.
La necessità di compiere il passo verso la modernizzazione matura sta alla base dei tre fenomeni strutturali che stanno modificando le logiche di governance dello sviluppo.
- Dal marketing territoriale alla pianificazione strategica dello sviluppo: nelle pubbliche amministrazioni si diffonde la cultura della pianificazione strategica come strumento per la gestione dei modelli di sviluppo.
- Da follower a protagonisti: nella politica economica ritornano al centro le politiche industriali, per valorizzare la competitività distintiva del Made in Italy.
- Nuovi soggetti, nuove relazioni, nuovo consenso: nel governo delle politiche si integrano progressivamente democrazia rappresentativa e democrazia partecipativa, per riportare la società al centro del processo decisionale e creare le condizioni per una sua diretta assunzione di responsabilità gestionali.
Resta aperto il nodo della capacità di decidere: non è infrequente osservare che il processo di partecipazione tende sotto il profilo delle scelte verso un tempo indeterminato.
È un rischio reale, che può sfociare in un morbida, progressiva atonicità della politica.
Un rischio che non possiamo correre, pena l’erosione del nostro valore distintivo e del nostro senso del futuro.
Indice:
- Andrea Mondello, Premessa
Lo scenario di riferimento
- (La sindrome del freno a mano tirato; Come passare dal frammento al sistema?; La pianificazione strategica è l’asse portante della sussidiarietà verticale; Dal marketing territoriale ingenuo alla pianificazione strategica dello sviluppo; La nuova politica industriale: da follower a protagonisti; Due proposte di percorso per il made in Italy; Partecipazione e delega: la forza distintiva dell’identità; Nuovi soggetti, nuove relazioni, nuovo consenso)
Le dinamiche dei sistemi economici
- (Le tesi rilevanti; Obiettivi dell’indagine, metodologia e soggetti coinvolti; Una lettura complessiva della governance del sistema Paese; Una lettura per i diversi segmenti della catena della governance; Una lettura per modello di sviluppo)
Il governo delle filiere del made in Italy
- (Le tesi rilevanti; Lo scenario dell’internazionalizzazione; L’evoluzione della filiera produttiva del made in Italy: un cambiamento di luogo e di struttura; L’internazionalizzazione commerciale; Linee guida per la definizione di policy e strategie di supporto alla crescita della dimensione internazionale delle filiere del made in Italy)
Il governo dell’innovazione
- (Le tesi rilevanti; I sistemi nazionali dell’innovazione: le tendenze macro; L’analisi per modello di sviluppo scientifico-tecnologico prevalente)
L’evoluzione socio-culturale
- (Le tesi rilevanti; Ipotesi di evoluzione socio-culturale dei dieci modelli di sviluppo nel breve-medio periodo; Conclusioni)
Sistemi di governance
- (Le tesi rilevanti; Il tema della partecipazione nel dibattito europeo sulla costruzione di nuovi modelli di governance; Partecipazione e sussidiarietà nell’ordinamento italiano: il ruolo del terzo settore; Il “terzo decentramento” tra sussidiarietà orizzontale e verticale)
Bibliografia.
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Segnalazione:
Il senso di giustizia
Pubblicato Luglio 5, 2007 Formazione Economia , Formazione Politica Lascia un commentoNel Sud del mondo oltre l’emergenza….per la dignità e la giustizia sociale
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“Il senso di giustizia”
tratto da Teoria dei sentimenti morali
Il senso di giustizia, il rimorso e la coscienza del merito.
Secondo Bernard Mandeville, l’autore della Favola delle api, la morale non sarebbe altro che finzione, un sistema delle buone maniere, mentre la prosperità della società sarebbe effetto dell’interazione tra individui guidati solo dall’interesse privato e dalla passione dominante dell’orgoglio. L’orgoglio è chiamato da Mandeville anche self-liking, cioè «preferenza di sé»; si tratta di quella stima che ogni individuo attribuisce a se stesso e alle sue azioni (indipendentemente dal loro valore reale) e che spinge a desiderare sopra ogni cosa il consenso e l’amore degli altri (vero o simulato che sia): per essere felici, agli uomini non basta accumulare beni o provare nuovi piaceri; hanno bisogno innanzitutto di veder soddisfatta la propria vanità, la passione che fa viaggiare il mondo. Secondo Adam Smith, invece, la spinta alla ricerca del benessere e del miglioramento della propria condizione è spontaneamente corretta dal desiderio della considerazione pubblica (e non dalla vanità, come pensa Mandeville); al di sopra di ciò, sulle motivazioni dell’individuo vigila la coscienza, che è portata ad assumere il punto di vista di un ideale «spettatore imparziale», censurando comportamenti lesivi della felicità altrui. Così, ad un livello più elevato di maturazione morale della coscienza, gioca un ruolo decisivo non solo il desiderio della stima altrui, ma anche il desiderio di sentirsi degni di lode di fronte a se stessi, condizione della più alta felicità interiore. La metafora della gara, richiamata nel passo di Smith qui sotto riportato, evoca la corsa di Hobbes, ma ha una cornice molto diversa: ciascuno può fare la sua gara, ma a patto di rispettare canoni sociali di correttezza. Così farà l’uomo prudente, parsimonioso, oculato nella cura dei propri interessi, portato naturalmente a pensare agli effetti sociali delle sue azioni, da cui dipende il senso che ha di sé; egli potrà trovare la felicità incrementando i suoi beni, sentendosi a posto con se stesso e con gli altri, raggiungendo la tranquillità interiore, mentre la società svilupperà un’economia spontanea, in grado di distribuire ricchezza.
Sebbene, perciò, possa essere vero che ogni individuo, nel suo cuore, naturalmente preferisca se stesso all’intera umanità, tuttavia egli non osa ammettere di fronte all’umanità di comportarsi secondo questo principio. Sente che gli altri non potrebbero mai condividere questa preferenza, e che per quanto possa essere naturale per lui, deve sempre apparire eccessiva e abnorme a loro. Quando considera se stesso nella luce in cui è consapevole che lo considereranno gli altri, riconosce che per loro egli non è altro che uno dei tanti, in nessun rispetto migliore di qualsiasi altro. Se vuole agire in modo che uno spettatore imparziale possa prendere parte ai principi della sua condotta, cosa che più di ogni altra egli desidera fare, deve in questa come in tutte le altre occasioni, sottomettere l’arroganza dei suo amor di sé, e attenuarla fino a un punto che gli altri uomini possano condividere. Essi la potranno tollerare solo fino a consentirgli di essere più preoccupato della propria felicità e di perseguirla con più zelante assiduità che quella di qualsiasi altra persona. Fino a questo punto, ogni volta che si metteranno nella sua situazione, lo condivideranno prontamente. Nella gara per la ricchezza, gli onori e le promozioni, può correre più forte che può, tendere al massimo ogni nervo e ogni muscolo per superare i suoi avversari. Ma se dovesse fare uno sgambetto o atterrare uno di loro, l’indulgenza degli spettatori verrebbe del tutto meno. Sarebbe una violazione della competizione leale, che essi non potrebbero ammettere. Per loro quest’uomo è sotto ogni rispetto buono quanto lui: essi non prendono parte a quell’amore di sé per il quale egli preferisce così tanto se stesso all’altro e non possono condividere il motivo per cui l’ha danneggiato. Perciò simpatizzano prontamente con il naturale risentimento di chi ha ricevuto il torto, mentre chi l’ha fatto diventa l’oggetto del loro odio e della loro indignazione. Egli è consapevole di diventarlo, e avverte che quei sentimenti sono pronti a esplodere contro di lui da ogni parte.
TESTO IN LINGUA ORIGINALE
Of the sense of Justice, of Remorse, and of the consciousness of Merit
Though his own happiness may be of more importance to him than that of all the world besides, to every other person it is of no more consequence than that of any other man. Though it may be true, therefore, that every individual, in his own breast, naturally prefers himself to all mankind, yet he dares not look mankind in the face, and avow that he acts according to this principle. He feels that in this preference they can never go along with him, and that how natural soever it may be to him, it must always appear excessive and extravagant to them. When he views himself in the light in which he is conscious that others will view him, he sees that to them he is but one of the multitude in no respect better than any other in it. If he would act so as that the impartial spectator may enter into the principles of his conduct, which is what of all things he has the greatest desire to do, he must, upon this, as upon all other occasions, humble the arrogance of his self-love, and bring it down to something which other men can go along with. They will indulge it so far as to allow him to be more anxious about, and to pursue with more earnest assiduity, his own happiness than that of any other person. Thus far, whenever they place themselves in his situation, they will readily go along with him. In the race for wealth, and honours, and preferments, he may run as hard as he can, and strain every nerve and every muscle, in order to outstrip all his competitors. But if he should justle, or throw down any of them, the indulgence of the spectators is entirely at an end. It is a violation of fair play, which they cannot admit of. This man is to them, in every respect, as good as he: they do not enter into that self-love by which he prefers himself so much to this other, and cannot go along with the motive from which he hurt him. They readily, therefore, sympathize with the natural resentment of the injured, and the offender becomes the object of their hatred and indignation. He is sensible that he becomes so, and feels that those sentiments are ready to burst out from all sides against him.
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Approfondimenti:
Per la ripresa del riformismo P.S.Labini (con A.Roncaglia)
Pubblicato Luglio 5, 2007 Ebook , Formazione Economia , Formazione Politica , Libri Chiuso

Per la ripresa del riformismo P.S.Labini (con A.Roncaglia)
Edizione elettronica in file pdf, a uso libero
In Estratto,dalla prefazione dell’antologia.
Da questa pur sommaria antologia sul riformismo emergono
almeno cinque grandi temi:
1.Proposte per la democrazia industriale: partecipazione dei
lavoratori agli utili, agli aumenti di produttività, alle decisioni
riguardanti gl’investimenti e le innovazioni, alle assegnazione
delle mansioni; azionariato popolare e diverse forme di
cogestione.
2. La scuola, la formazione, il lavoro e la ricerca. Lavori non
alienanti e lavori gratificanti.
3. La riforma del mercato del lavoro, gli ammortizzatori
sociali e le garanzie per le nuove figure di lavoratori.
4. La riorganizzazione dello stato sociale.
5. L’Europa e i diritti civili. L’azione europea per l’ambiente,
le migrazioni e per l’Africa sub-sahariana. Tre centri
d’iniziativa e di coordinamento (istruzione, formazione di
esperti, sanità).
Sono temi fondamentali per tutte le forze politiche, di sinistra
e di destra – ad esclusione della destra reazionaria e di quella
berlusconiana, che non è destra.
Per la ripresa del riformismo
Dagli scritti scelti si evidenzia, senza possibilità di equivoco,
il rapporto tra contenuti di una politica riformista e difesa della
democrazia liberale e dello stato di diritto, che, con mirabile
lungimiranza, alcuni dei protagonisti sottolineano e in difesa
dei quali Opposizione Civile è nata e svolge la sua attività.
L’Antologia, infine, è utile per fare chiarezza sull’ambiguità
dell’uso del termine “Riformismo”, che configura una vera
e propria “corruzione del linguaggio”, dal momento che,
soprattutto nel nostro paese, i protagonisti delle violazioni
dello stato di diritto, veri campioni di controriforme e di
restaurazione, cercano di accreditarsi come riformisti.
Opposizione Civile*

Leggere questo intervento di Enrico Berlinguer del 1982. La sua attualità è sconvolgente, e spiega bene quello che tutti noi allora intendevamo per essere comunisti in Italia. Ultimamente mi capita di ricordare, di rimpiangere personaggi che in qualche modo hanno fatto parte della mia vita … speriamo che passi; oggettivamente lo spessore dei personaggi della politica e della cultura oggi è assai limitato.
Abbiate pazienza, è leggete perchè ne vale la pena .
Ci manchi Enrico!
Cosa è, il grande centro democratico
Pubblicato Luglio 2, 2007 Democrazia , Formazione Politica , Iniziative Lascia un commentoAlcuni Buoni motivi per votare il Referendum, sulla legge elettorale.
La rappresentazione grafica del grande centro Democratico .
Fonte in Estratto:Blog Ernesto Scontento
SE LA POLITICA AVESSE UNA LOGICA RAZZIONALE, L’ESSERE UMANO SAREBBE IDIOTA DALLA NASCITA!
Invece un altro tormentone che spesso viene riproposto a tempi alterni è quello del grande centro.
Ma i più giovani, quelli che nel 1994 avevano quattordici anni , si potrebbero domandare, MA COSE IL GRANDE CENTRO?
Da un sondaggio di Renato Mannheimer e pubblicato sul corriere della sera del 05/12/2006 dal titolo “L’OSSERVATORIO Il Grande centro può attrarre un elettore su tre “.
Con il termine grande centro, si intende quell’area politica dove risiedono tutte le forse politiche sia di destra che di sinistra, ma che sono moderate nell’esercizio dell’attività politica e, che riconoscono La Democrazia come forma di governo, tanto da essere considerata un valore universale e irrinunciabile.
Alla luce di quanto scritto la dicitura giusta è quella di Ralf Gustav Dahrendorf “ Il Grande Centro Democratico”
In quest’area politica risiedono tutte quelle forse moderate e Democratiche, indipendentemente da essere di ispirazione laica o cattolico cristiana.
Si evince che il grande centro è un’area della politica che deve essere divisa in due per formare il CXS o il CXD, le altre due aree della politica sono quelle classiche di destra e sinistra, ma a questo punto diventano aree politiche dove si collocano i partiti non moderati nell’esercizio politico.
Per far capire, perchè in Italia tutti corrono al grande centro evocando la ex DC basta basta fare un piccolo riepilogo storico.
Alle elezioni politiche del 1992 la DC raccolse il 29,7% (il suo minimo storico) e anche gli altri partiti del Pentapartito furono penalizzati. Nello stesso anno scoppiò lo scandalo di Tangentopoli e, dopo oltre cinquant’anni di attività, dopo la crisi dovuta all’inchiesta giudiziaria denominata Mani pulite, il 18 gennaio 1994 il partito (guidato da Mino Martinazzoli) deliberò il mutamento di nome riprendendo quello del partito fondato da Sturzo nel 1919: Partito Popolare Italiano (PPI).
Come potete vedere il 29,7% è il minimo storico per la vecchia DC, oggi nessun partito singolarmente arriva a tanto.
Svelato l’arcano dei sogni latenti dei nostri politici,veniamo alla realtà della situazione Italiana.
Il grande centro democratico secondo Ralf Gustav Dahrendorf :
Per spiegare il collocamento dei Partiti Dahrendorf disegna il grande centro democratico con tre cerchi due che si toccano su un lato e uno sovrapposto che ricopre il 50% dell’area di entrambi i cerchi, ecco il cerchio sovrapposto è il grande centro Democratico.
Questo cerchio viene diviso in due parti uguali che formano il CXS e CXD, la diagonale di divisione e il confine fra le due aree.
La forza del grande centro sarà l’elettorato mobile quello che sta sulla riga di confine!!!questo insegna la Democrazia Americana, ma è anche quello che emerge dallo studio di Mannheimer.
Perchè?
“lo spessore del confine fra cxd e cxs è come una punta di lapis… ( Ralf Gustav Dahrendorf)”
Seguendo lo schema di Dahrendorf, emerge un paradosso, che vale la pena di capire per capire l’attuale situazione Italiana.
Ci sono Partiti che sono più vicini fra loro nelle aree di centro CXS. e di CXD. ; infatti le forze politiche di ispirazione cattolica sono quelle che oggi militano sia nel CXD che nel CXS .
Questo significa che non sono i valori Cattolici a fare la differenza….MA E’ L’ANTI BERLUSCONISMO!!!
Va però tenuto presente, che solo una legge elettorale in senso maggioritario da forza al grande centro democratico e, preferibilmente a doppio turno, più consona all’elettorato Italiano.
Quello che sta accadendo è impensabile che durerà molto, le minoranze stanno imponendo l’agenda di governo alla maggioranza della coalizione;così si delude l’elettorato di centro, facendo acquisire vitalità alle alee estreme, che stanno appagando il loro elettorato e fanno riflettere l’elettorato di C.S.
Oggi nel 2006 il conflitto non è più fra destra è sinistra, ma è fra chi vuole meno stato è chi vuole più stato in economia, fra chi vuole politici dalle mani pulite e chi no.
Entrambi gli schieramenti devono avere in comune valori universalmente condivisi, quali Libertà, Democrazia, laicità dello Stato,Stato sociale che non vuol dire stato assistenziale, ma società responsabile socialmente a tutti i livelli, questo garantirebbe, anche in caso di cambio di governo fra uno schieramento e l’altro, che la società vada avanti a piccole riforme e, non come oggi che ogni schieramento demolisce ciò che ha fatto l’altro, lasciando gli operatori economici sempre in eterna incertezza.
I mercati per progredire hanno bisogno di stabilità e certezza del diritto, la certezza del diritto e significativo di giustizia, la stabilita e significativo di fiducia.
PER QUANTO SOPRA SCRITTO IO NON CREDO CHE QUESTO GOVERNO COSI COMPOSTO DURERA’ MOLTO, E I MOTIVI SONO OVVI !!!!
Sondaggio Corriere Della Sera:









































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