Archivio per la categoria 'Libri'

Obama, il Kennedy nero

Barack Obama, I sogni di mio padre. Un racconto sulla razza e l’eredità. Editrice Nutrimenti, pp. 464. euro 18.00

A chi si ispira Barak Obama? Al presidente Abraham Lincoln e alla sua visione politica, all’uomo dell’unità del Paese, della abolizione della schiavitù e dei valori condivisi. Obama, l’afroamericano, non è un personaggio che divide la nazione, ma al contrario ne auspica la sintesi in un cambiamento che riscopra le tradizioni più autentiche dei padri fondatori. Nella sua visione non ci sono divisioni di classe, razziali o di età, ma un popolo unito che deve ritrovare la volontà di sperare.
Non è un approccio ingenuo, da predicatore ma da politico accorto e assolutamente in sintonia con la storia americana. Qui sta la sua forza: saper coniugare la novità del suo essere fuori da ogni dinastia consolidata con la tradizione più autentica degli States. È come se fosse sbarcato una seconda volta in Massachusetts (inteso come metafora dell’agone politico americano) direttamente dal Mayflower, il vascello dei Padri Pellegrini. Un uomo che cerca la sua identità e insieme quella (perduta?) dell’America.
Anche sul tema controverso della guerra in Iraq, Barak non parla di errore, ma di guerra «stupida», inutile, cioè un atto per cui le famiglie americane non capiscono perché devono perdere i loro figli. Obama dunque non esclude la “guerra giusta”, l’uso della forza militare, l’interventismo come è presente nella tradizione wilsoniana, ma si chiede perché non aver puntato sul confine pachistano, la dove è l’origine del pericolo terrorista per la “homeland”, la Patria. Un passo più coraggioso di quanto abbia mai fatto la sua rivale di partito, Hillary Clinton, ed esattamente all’opposto di quanto sostenuto dal repubblicano John McCain.
Per capire di più la complessità dell’uomo è utile leggere “I sogni di mio padre”, l’autobiografia di Barack Obama che l’editore Nutrimenti ha tradotto e pubblicato in Italia.
È la storia appassionante dei primi trent’anni di vita del “Kennedy nero”, un racconto in presa diretta, scritto prima della discesa in campo per la corsa alla Casa Bianca: dalle Hawaii dove Obama è nato, agli anni del college, dai trascorsi newyorkesi al fondamentale lavoro come coordinatore di comunità a Chicago, fino al viaggio in Kenya, per riscoprire la famiglia del padre e le radici africane.
Pubblicato la prima volta nel 1995, “I sogni di mio padre” è stato un best seller negli Usa, dove ha già venduto quasi un milione di copie. Ed è stato citato come libro avvincente anche da Caroline Kennedy nella famosa lettera al New York Times con cui ha ufficialmente indicato Obama come unico erede politico di JFK e in cui ha affermato: «Il senatore Obama conduce la sua campagna con dignità e onestà. Ha parlato apertamente e ha rivelato aspetti della sua personalità in due libri avvincenti. Non ho mai conosciuto un presidente che m’abbia ispirata quanto, mi dicono, abbia fatto mio padre con la gente. Ma per la prima volta, credo d’avere trovato l’uomo che potrebbe essere quel presidente – non solo per me, ma per una nuova generazione di americani».
Nel saggio Obama racconta la storia difficile di un americano nato dal matrimonio fra un uomo di colore, proveniente dal Kenya, e una donna bianca, originaria di una piccola cittadina di provincia nel Kansas. Due storie di gente comune fuori dai circuiti del potere e delle dinastie politiche. Ma anche qui Barak, nonostante un nome così stravagante per l’americano medio, rappresenta la tradizione: un presidente popolare e carismatico che si oppone ai circoli elitari di Washington, così lontani dai bisogni reali della gente comune.
“I sogni di mio padre” è dunque interessante perché è un’autobiografia senza ipocrisie, che narra soprattutto le difficoltà della società americana e dei suoi giovani di colore.
Un percorso a ritroso alla scoperta della propria identità, che inizia quando, appena ventunenne, Obama viene raggiunto dalla notizia della morte del padre. Il candidato alle primarie dei Democratici per la Casa Bianca, ripercorre così la sua infanzia alle Hawaii, dove nasce e dove vive con la madre solo per pochi anni, quando il padre decide di tornare in Africa dalla famiglia d’origine. Non tace sulla difficile adolescenza quando rischia di perdersi tra droghe e gang giovanili. E racconta infine il viaggio in Kenya per conoscere i parenti della famiglia di suo padre e ritrovare la metà africana della sua identità.
Ecco perché il senatore dell’Illinois Barack Obama, candidato alle primarie dei Democratici per le elezioni del novembre 2008, nato a Honolulu (Hawaii, Usa) il 4 agosto 1961, residente a Chicago dove vive con la moglie, Michelle, e con le figlie Malia e Sasha, è comunque stato la novità che ha già cambiato (e potrebbe cambiare ancora) la storia delle prossime elezioni presidenziali. Una storia che nasce da un sogno. Come Martin Luther King.

L’Europa nell’età globale

In breve
Il modello sociale europeo – il suo sistema di welfare e di protezione sociale –, considerato da molti il fiore all’occhiello del Vecchio Continente, è entrato in grave sofferenza in molti Stati dell’Unione. La sua riforma è una questione urgente insieme alla necessità di riavviare la crescita economica. I paesi europei che hanno registrato i risultati peggiori hanno molto da imparare da quegli Stati che hanno saputo gestire in modo più efficace le nuove sfide.
Di fronte all’impatto della globalizzazione, bisogna affrontare cambiamenti radicali: la trasformazione dello stile di vita deve entrare a pieno titolo nella definizione di welfare e le problematiche ambientali devono essere messe in rapporto diretto con gli altri doveri del cittadino. Anthony Giddens, le cui opere hanno ridisegnato il pensiero sociale e politico degli ultimi decenni, in questo nuovo, importante saggio indica la strada da seguire.

Indice
Prefazione – 1. Il modello sociale – 2. Cambiamento e innovazione in Europa – 3. Giustizia sociale e divisioni sociali – 4. Dal welfare negativo al welfare positivo – 5. Cambiamento dello stile di vita – 6. A livello comunitario – 7. Otto tesi sul futuro dell’Europa – Appendice. Lettera aperta sul futuro dell’Europa – Note – Glossario – Indice analitico

Gli scopi di questo volume sono molteplici.

Continua a leggere ‘L’Europa nell’età globale’

Non pensare all’elefante!

Di George Lakoff.

Fusi orari 2006, 185 pagine

12,00 euro

In ogni sfida politica vince chi riesce a comunicare i suoi valori fondamentali e imporre il suo linguaggio. La destra sa farlo, la sinistra no. Ma non è mai troppo tardi per imparare.

Con più di 240mila copie vendute negli Stati Uniti, Non pensare all’elefante! è un caso editoriale che ha rivoluzionato il dibattito politico: non è solo un’analisi chiara e appassionante del ruolo chiave del linguaggio nella competizione tra i partiti, ma anche il primo manuale che spiega alla sinistra come far capire i propri valori all’elettore. E convincerlo.

È difficile pensare a una forza politica più in difficoltà nel riconoscere le cause di una sconfitta dei Democratici Usa all’indomani della batosta delle ultime elezioni presidenziali. A posteriori, si potrebbe commentare che nessuno nel partito dell’asinello Usa aveva tentato di soffermarsi su una questione che già prima del novembre 2004 circolava a Washington: quella che si richiama all’espressione politica del framing. Letteralmente, frame significa “quadro”, “composizione”, “struttura”; applicato al contesto politico, il termine indica la scelta di un linguaggio preciso per inquadrare ogni problema in una cornice più ampia. Padre riconosciuto della teoria del framing è George Lakoff, specialista di teoria del linguaggio.

L’insegnamento contenuto nel volume si può sintetizzare così:

“Quando state discutendo con i vostri avversari non usate mai il loro linguaggio”.

Lakoff, al contrario del suo più celebre “avversario” Chomsky, non crede che la linguistica debba scoprire le regole universali della sintassi; bensì, vede nell’esplorazione del comportamento inconscio della mente la chiave per comprendere la natura del linguaggio stesso. Strumento essenziale in tale percorso diventa, secondo il professore di Berkeley, la metafora, che in questa sede perde ogni sua connotazione di espediente linguistico per trasformarsi nel più efficace dei mezzi di comunicazione.

La figura retorica proposta dall’autore è quella della famiglia: nella repubblicana c’è un genitore severo che educa alla responsabilità e all’interesse personali, nella democratica un padre premuroso il cui cuore pulsa nella direzione di una società moralmente più solida.

La ragione del successo del partito dell’elefante negli Usa sembra stare tutta qui:

I conservatori hanno insistito nella comunicazione di questi valori – di questo frame – molto più di quanto abbiano fatto i progressisti.

L’applicabilità del volume di Lakoff al contesto italiano, pensando un consiglio utile da dare al centrosinistra , è senz’altro di stimolare i suoi leader a ragionare in maniera trasversale, tornare a pensare per grandi obiettivi morali, a ridare slancio ai grandi temi della solidarietà, dello sviluppo di un’economia aperta e accessibile, della lotta alla precarizzazione.

In un’espressione, invitare la sinistra ad essere più sinistra, senza pensare all’elefante.

Scrive Ferruccio De Bortoli nella prefazione che arricchisce l’edizione italiana del libro: “Spesso un genitore severo è preferibile per l’educazione dei figli, ma non è detto che un genitore premuroso non si riveli, alla fine, più giusto”. A buon intenditore poche parole.

George Lakoff è uno dei più noti linguisti americani. Insegna scienze cognitive e linguistica all’università di Berkeley, California. Tra i suoi libri Metafora e vita quotidiana (con Mark Johnson, Bompiani).

Sistema/Italia. Rapporto 2005-2006 sulle economie e le società locali Autori e curatori: Unioncamere

 Fonte sito dell’editore.

 Autori e curatori: Unioncamere
Collana: Rapporti Unioncamere
Argomenti: Politica, società italiana
Dati bibliografici: pp. 224, 1a edizione 2007 (Cod.1813.9)

Tipologia: Edizione a stampa – Prezzo: € 20,00

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Sistema/Italia 2005-2006 ci consegna la percezione di un Paese frenato, nel quale i potenziali di innovazione sono elevati e le soluzioni possibili spesso evidenti, ma, nel contempo, a livello di sistema si prova una sensazione ansiosa di crescente ritardo.
La necessità di compiere il passo verso la modernizzazione matura sta alla base dei tre fenomeni strutturali che stanno modificando le logiche di governance dello sviluppo.
- Dal marketing territoriale alla pianificazione strategica dello sviluppo: nelle pubbliche amministrazioni si diffonde la cultura della pianificazione strategica come strumento per la gestione dei modelli di sviluppo.
- Da follower a protagonisti: nella politica economica ritornano al centro le politiche industriali, per valorizzare la competitività distintiva del Made in Italy.
- Nuovi soggetti, nuove relazioni, nuovo consenso: nel governo delle politiche si integrano progressivamente democrazia rappresentativa e democrazia partecipativa, per riportare la società al centro del processo decisionale e creare le condizioni per una sua diretta assunzione di responsabilità gestionali.
Resta aperto il nodo della capacità di decidere: non è infrequente osservare che il processo di partecipazione tende sotto il profilo delle scelte verso un tempo indeterminato.

È un rischio reale, che può sfociare in un morbida, progressiva atonicità della politica.

Un rischio che non possiamo correre, pena l’erosione del nostro valore distintivo e del nostro senso del futuro.

Indice:

  • Andrea Mondello, Premessa

Lo scenario di riferimento

  • (La sindrome del freno a mano tirato; Come passare dal frammento al sistema?; La pianificazione strategica è l’asse portante della sussidiarietà verticale; Dal marketing territoriale ingenuo alla pianificazione strategica dello sviluppo; La nuova politica industriale: da follower a protagonisti; Due proposte di percorso per il made in Italy; Partecipazione e delega: la forza distintiva dell’identità; Nuovi soggetti, nuove relazioni, nuovo consenso)


Le dinamiche dei sistemi economici

  • (Le tesi rilevanti; Obiettivi dell’indagine, metodologia e soggetti coinvolti; Una lettura complessiva della governance del sistema Paese; Una lettura per i diversi segmenti della catena della governance; Una lettura per modello di sviluppo)


Il governo delle filiere del made in Italy

  • (Le tesi rilevanti; Lo scenario dell’internazionalizzazione; L’evoluzione della filiera produttiva del made in Italy: un cambiamento di luogo e di struttura; L’internazionalizzazione commerciale; Linee guida per la definizione di policy e strategie di supporto alla crescita della dimensione internazionale delle filiere del made in Italy)

Il governo dell’innovazione

  • (Le tesi rilevanti; I sistemi nazionali dell’innovazione: le tendenze macro; L’analisi per modello di sviluppo scientifico-tecnologico prevalente)

L’evoluzione socio-culturale

  • (Le tesi rilevanti; Ipotesi di evoluzione socio-culturale dei dieci modelli di sviluppo nel breve-medio periodo; Conclusioni)

Sistemi di governance

  • (Le tesi rilevanti; Il tema della partecipazione nel dibattito europeo sulla costruzione di nuovi modelli di governance; Partecipazione e sussidiarietà nell’ordinamento italiano: il ruolo del terzo settore; Il “terzo decentramento” tra sussidiarietà orizzontale e verticale)

Bibliografia.

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Segnalazione:

Mark Limon ” Esperto di Management e Marketing al limone”

Per la ripresa del riformismo P.S.Labini (con A.Roncaglia)

 

Per la ripresa del riformismo P.S.Labini (con A.Roncaglia)

Edizione elettronica in file pdf, a uso libero

 In Estratto,dalla prefazione dell’antologia.

Da questa pur sommaria antologia sul riformismo emergono
almeno cinque grandi temi:

1.Proposte per la democrazia industriale: partecipazione dei
lavoratori agli utili, agli aumenti di produttività, alle decisioni
riguardanti gl’investimenti e le innovazioni, alle assegnazione
delle mansioni; azionariato popolare e diverse forme di
cogestione.
2. La scuola, la formazione, il lavoro e la ricerca. Lavori non
alienanti e lavori gratificanti.
3. La riforma del mercato del lavoro, gli ammortizzatori
sociali e le garanzie per le nuove figure di lavoratori.
4. La riorganizzazione dello stato sociale.
5. L’Europa e i diritti civili. L’azione europea per l’ambiente,
le migrazioni e per l’Africa sub-sahariana. Tre centri
d’iniziativa e di coordinamento (istruzione, formazione di
esperti, sanità).
Sono temi fondamentali per tutte le forze politiche, di sinistra
e di destra – ad esclusione della destra reazionaria e di quella
berlusconiana, che non è destra.
Per la ripresa del riformismo
Dagli scritti scelti si evidenzia, senza possibilità di equivoco,
il rapporto tra contenuti di una politica riformista e difesa della
democrazia liberale e dello stato di diritto, che, con mirabile
lungimiranza, alcuni dei protagonisti sottolineano e in difesa
dei quali Opposizione Civile è nata e svolge la sua attività.
L’Antologia, infine, è utile per fare chiarezza sull’ambiguità
dell’uso del termine “Riformismo”, che configura una vera
e propria “corruzione del linguaggio”, dal momento che,
soprattutto nel nostro paese, i protagonisti delle violazioni
dello stato di diritto, veri campioni di controriforme e di
restaurazione, cercano di accreditarsi come riformisti.
Opposizione Civile*

La crisi italiana di Paolo Sylos Labini

 Edizione elettronica a uso libero

 Inestratto.

1. LE ORIGINI DELLA CRISI
Quella che stiamo vivendo è una crisi grave e sconcertante. Molti pensavano che l’Italia stava uscendo da un periodo oscuro, dominato da numerosi sintomi di degenerazione, fra cui una dilagante corruzione, per entrare in tempi brevi in una fase di miglioramento politico e sociale. Finora di questo miglioramento non c’è alcuna indicazione, anzi, pare che sia in atto un grave peggioramento: aumenta giorno per giorno il numero di coloro che si vanno convincendo che siamo caduti dalla padella nella brace (con diversi elementi positivi a favore della padella).
Lo svolgimento ha preso avvio poco meno di tre anni fa dalle inchieste aperte da alcuni giudici di Milano sulle così dette tangenti – che sarebbe più corretto definire secanti, come mi faceva notare un amico matematico -; le inchieste, oramai passate alla storia col nome di Tangentopoli, sono tuttora in corso.
Per cercare di comprendere quel che sta accadendo in un modo non superficiale dobbiamo cercare di andare oltre gli eventi contingenti e di considerare la crisi in atto adottando una prospettiva più ampia. A questo scopo possiamo prendere le mosse dalla concezione di Adamo Smith, il quale, prima di essere un economista, era un filosofo.
Secondo Smith, per cercare di comprendere l’evoluzione di una determinata società conviene studiare tre aspetti: cultura, istituzioni ed economia. Interpretando Smith, possiamo dire che la cultura comprende l’istruzione, l’etica, le abitudini, le idee e le ideologie prevalenti nella società. Le istituzioni comprendono le forme organizzative e l’assetto giuridico della società sia nella sfera del diritto pubblico che in quella del diritto privato. L’economia in senso proprio comprende le risorse naturali e la posizione geografica e riguarda la produzione e il commercio dei beni e le relazioni che si stabiliscono fra gli uomini nelle attività produttive e commerciali. I tre aspetti vanno visti unitariamente; così, la crescita della produzione e degli scambi è fortemente condizionata, anche se non puntualmente determinata, dall’evoluzione della cultura e delle istituzioni.
In questo periodo in Italia stiamo vivendo una crisi multipla: ideologico-politica, istituzionale ed economica.

Che cos’è la globalizzazione: Rischi e prospettive della società planetaria

 Ulrich Beck

CHE COS’E’ LA GLOBALIZZAZIONE -Rischi e prospettive della società planetaria

CAROCCI EDITORE, Roma, 1999

PREFAZIONE

Questo libro vuole introdurre, in maniera chiara e puntuale, all’accidentato terreno dei dibattito sulla globalizzazione, alla sua polivalenza, alla molteplicità dei suoi significati, alle sue dimensioni (che raramente vengono distinte); intende rivelare certe trappole concettuali e aiutare ad evitarle; ma, soprattutto, desidera dischiudere alcune prospettive in vista di risposte politiche alla globalizzazione. Al centro della trattazione c’è una duplice domanda, al tempo stesso elementare e complessa: cosa significa globalizzazione e come è possibile organizzare politicamente la globalizzazione?

In connessione con questo saggio sono nati due volumi collettanei, nei quali vengono presentate e documentate, con riferimento a testi “classici” e a testi recenti, le diverse linee tematiche, i risultati e le controversie del dibattito sulla globalizzazione:

- Politik der Globalisierung [Politica della globalizzazione];

- Perspektiven der Weltgesellschaft [Prospettive della società mondiale].

Ho cominciato due anni fa a lavorare a questi libri. Sono riuscito a portare a termine grazie ad una Distinguished Research Professorship offertami dall’Università di Cardiff nel Galles per il semestre invernale 1995-96.

Senza le discussioni estremamente stimolanti con Barbara Adam, Martin Albrow, Jórg Durrschmidt, Anthony Giddens, David Held, Scott Lash, John Thompson, Robin White-Grove, Helen Wilkinson, Brian Wynne e molti altri, in particolare – come sempre – Elisabeth Beck-Gernsheim, tale testo non sarebbe stato possibile. Vorrei qui ringraziare tutti di cuore

Va’ all’Indice del volume

Continua a leggere ‘Che cos’è la globalizzazione: Rischi e prospettive della società planetaria’

L’obbedienza non è più una virtù

 Vai al file Ebook

  • Introduzione
  • I testi
  • I cappellani militari e l’obiezione di coscienza
  • Lettera ai cappellani Militari Toscani che hanno sottoscritto
  • il comunicato dell’11 febbraio 1965
  • Lettera ai giudici
  • Vita di don Lorenzo
  • Bibliografia minima

L’ audacia della speranza. Il sogno americano per un mondo nuovo

 

FONTE: SITO EDITORE RIIZZOLI

Autore Obama Barack


Il sogno americano per un mondo nuovo

Con un’introduzione di Walter Veltroni.

Qualche anno fa, con il discorso introduttivo alla convention del Partito democratico entusiasmò il pubblico, ricordando quell’ottimismo nel futuro, da lui definito “audacia della speranza”, che ha sempre guidato il popolo americano.

Avvocato, esperto di diritti civili, senatore per l’Illinois nelle file dei democratici moderati, Barack Obama è uno dei candidati favoriti alla nomination democratica per le elezioni presidenziali del 2008.

Mentre la sua principale avversaria, Hillary Clinton, è l’espressione di una dinastia e dell’establishment, “il Kennedy nero”, come è stato battezzato, è il leader carismatico che rappresenta il cambiamento.

In questo libro, Obama si racconta: essere nato da una madre del Kansas e un padre keniano, aver avuto un patrigno indonesiano e aver vissuto la sua giovinezza tra Hawaii e Indonesia lo rendono capace di rivelare con lucidità i difetti del mondo globalizzato.

E di mettere a punto un “piano di battaglia” e un concreto progetto di “frontiera” per affrontare i gravi problemi del gigante malato: la crescente insicurezza economica delle famiglie americane, le tensioni razziali e religiose interne al corpo politico, le minacce globali, dal terrorismo agli imminenti pericoli ecologici.
Di fronte a questo, sostiene, sono necessari investimenti pubblici nell’educazione, nella scienza e nella tecnologia e nell’energia come chiave per la creazione di nuove opportunità. Ma anche un ritorno allo spirito democratico e ai valori che sono alla base della Costituzione.

E il coraggio di offrire un nuovo sogno ai cittadini statunitensi e a tutti i popoli del mondo. “L’audacia della speranza” è un libro sulla trasformazione del potere che offre la possibilità di avvicinarci ai programmi e alla vita privata di uno dei protagonisti del nostro futuro immediato.
“Se c’è una chiave del successo e del fascino che oggi Barack Obama esercita sugli americani, e non solo su di loro, è proprio questa: la capacità di accendere la speranza , di scaldare i cuori e di far sognare; di cercare, in un Paese che appare stanco delle lotte ideologiche combattute con toni aspri, ciò che unisce e non ciò che divide.”

Imparare la democrazia

Dal sito dell’editore:

Dettagli del libro

•Titolo: Imparare democrazia
•Autore: Zagrebelsky Gustavo
•Editore: Einaudi
•Data di Pubblicazione: 2007
•Collana: Einaudi tascabili. Saggi
•ISBN: 8806186442
•Pagine: 182
•Reparto: Politica
Un saggio di Gustavo Zagrebelsky – una riflessione – che poggia su convinzioni maturate in lunghi anni di dedizione all’argomento, in cui vengono descritti significati e storia di un modello politico che aspira all’uguaglianza, al dialogo e all’esercizio dei diritti di ciascuno e di tutti.
Completa il volume una scelta di testi sul concetto di democrazia, significativi seppur non tutti canonici, di autori d’ogni tempo.
In appendice brani di:
Aristofane
Gennaro Cariilo
Erodoto
Cicerone
Charles-Louis de Montesquieu
Norberto Bobbio
Gustavo Zagrebelsky
Aléxis de Tocqueville
Hannah Arendt

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Il commento:
Secondo un luogo comune, l’attaccamento alla democrazia si svilupperebbe da solo, causa ed effetto della democrazia stessa: tanta più democrazia, tanta più virtù democratica. Un circolo meraviglioso! La democrazia sarebbe l’unica forma di governo perfettamente autosufficiente, rispetto a ciò che Montesquieu denominava il suo ressort, la molla spirituale. Basterebbe metterla in moto, all’inizio; poi, le cose andrebbero da sè per il meglio.

Ebbene, a distanza di qualche decennio dalla Costituzione, uno scritto famoso di Norberto Bobbio (Il futuro della democrazia, 1984) tra le “promesse non mantenute” della democrazia indicava lo spirito democratico.
Invece dell’attaccamento, cresce l’apatia politica.

In Italia, e forse non solo, si è democratici non per convinzione, ma per assuefazione e l’assuefazione può portare alla noia, perfino alla nausea e al rigetto.

È pur vero che la partecipazione può improvvisamente infiammarsi e l’indifferenza può essere spazzata via da ventate di mobilitazione, in situazioni eccezionali. Sono però reviviscenze che non promettono nulla di buono.
Gli elettori, eccitati, si mobilitano su fronti opposti per sopraffarsi, al seguito di parole d’ordine elementari: bene-male, amore-odio, verità-errore, vita-morte, patriottismo-disfattismo, ecc., cose che lestofanti della politica spacciano come rivincita dei valori sul relativismo democratico. Parole che potranno forse servire a vincere le elezioni ma intanto spargono veleni, senza che un’opinione pubblica consapevole sappia difendersi, dopo che la routine l’ha resa ottusa. Un difetto e un eccesso: l’uno indebolisce, l’altro scuote alle radici.

Apatia e sovreccitazione sono qui a dimostrare che l’ethos della democrazia non si produce da sè. Monarchie, dispotismi, aristocrazie e repubbliche hanno avuto i loro pedagoghi: Senofonte, Cicerone, Machiavelli, Bossuet, Montesquieu…

Le rivoluzioni hanno avuto i loro catechismi.

La democrazia invece ha politologi e costituzionalisti,non bastano, il loro compito è studiare e spiegare regole esterne di funzionamento ma ciò che qui importa, il fattore spirituale, normalmente sfugge.

Il loro pubblico, poi, non è certo il cittadino comune, come dovrebbe essere, in quanto si sia in democrazia.

Naturale dunque è che si guardi alla scuola e al suo compito di formazione civile. Il decalogo che segue è una semplice proposta.

L’idea:

La mancanza di «un’autentica pedagogia democratica» è il tarlo che muove in questo libro Gustavo Zagrebelsky, docente di diritto costituzionale nell’Università di Torino e presidente emerito della Corte costituzionale.

Tarlo tanto più corrosivo, quanto più si parta, come fa l’Autore, da un «uso intensivo ed estensivo» della parola ‘democrazia’… «La domanda è se si possa insegnare non la democrazia, ma l’adesione alla democrazia: se si possa insegnare non che cosa è la democrazia, ma ad essere democratici, cioè ad assumere nella propria condotta la democrazia come ideale, come virtù da onorare e tradurre in pratica».
Tarlo tanto più corrosivo, quanto più si parta, come fa l’Autore, da un «uso intensivo ed estensivo» della parola ‘democrazia’ che ne ha fatto un «concetto idolatrico onnicomprensivo, sintesi di tutte le cose buone e belle che riguardano la vita dello stato, della società e perfino della famiglia e degli individui tra loro» (p. 3).
Tarlo tanto più corrosivo quanto più si abbia consapevolezza «che non bastano buone regole, ma che occorrono anche uomini buoni» (p. 13) perché esse possano svolgere efficacemente la loro funzione.

Zagrebelsky prova a confrontarcisi proponendo un decalogo di «contenuti minimi necessari dell’ethos democratico» e portandosi dietro un’antologia di motivi e riflessioni, che spaziano da Erodoto a Montesquieu, da Tocqueville a Bobbio, da Brecht ad Hannah Arendt (per citarne alcuni).
«La democrazia è relativistica», scrive Zagrebelsky, «non ha fedi o valori assoluti da difendere, a eccezione di quelli sui quali essa stessa si basa» (p. 15), i principi democratici.

Sembra affacciarsi, in queste parole, il rischio di un’aporia, che pretende di sottrarre volontaristicamente il relativismo della democrazia procedurale al nichilismo della tarda modernità.
Ma l’antidoto è nello stesso, tanto vituperato, ‘relativismo’ che presuppone pur sempre un confronto, e quindi una compresenza di valori, e non già il loro semplice congedo.

Chissà se sia possibile insegnare a essere democratici?
Zagrebelsky esclude che si possa farlo scientificamente («sono dilagati politologi e costituzionalisti, ma non bastano», p. 8), e forse non sarà efficace un decalogo, almeno quanto non lo è stato, fino ad oggi, una prescrizione didattica alla “educazione civica”.
Ma se è vero che «la democrazia non promette nulla a nessuno, ma richiede molto a tutti» (p. 46), vale la pena di mettersi in gioco, per trovare lo spazio (e il modo) della convivenza.

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