Albert Camus “L’uomo in rivolta”

Albert Camus “L’uomo in rivolta”.

Annunci

Obama, il Kennedy nero

Barack Obama, I sogni di mio padre. Un racconto sulla razza e l’eredità. Editrice Nutrimenti, pp. 464. euro 18.00 A chi si ispira Barak Obama? Al presidente Abraham Lincoln e alla sua visione politica, all’uomo dell’unità del Paese, della abolizione della schiavitù e dei valori condivisi. Obama, l’afroamericano, non è un personaggio che divide la nazione, ma al contrario ne auspica la sintesi in un cambiamento che riscopra le tradizioni più autentiche dei padri fondatori. Nella sua visione non ci sono divisioni di classe, razziali o di età, ma un popolo unito che deve ritrovare la volontà di sperare. Non è un approccio ingenuo, da predicatore ma da politico accorto e assolutamente in sintonia con la storia americana. Qui sta la sua forza: saper coniugare la novità del suo essere fuori da ogni dinastia consolidata con la tradizione più autentica degli States. È come se fosse sbarcato una seconda volta in Massachusetts (inteso come metafora dell’agone politico americano) direttamente dal Mayflower, il vascello dei Padri Pellegrini. Un uomo che cerca la sua identità e insieme quella (perduta?) dell’America. Anche sul tema controverso della guerra in Iraq, Barak non parla di errore, ma di guerra «stupida», inutile, cioè un atto per cui le famiglie americane non capiscono perché devono perdere i loro figli. Obama dunque non esclude la "guerra giusta", l’uso della forza militare, l’interventismo come è presente nella tradizione wilsoniana, ma si chiede perché non aver puntato sul confine pachistano, la dove è l’origine del pericolo terrorista per la "homeland", la Patria. Un passo più coraggioso di quanto abbia mai fatto la sua rivale di partito, Hillary Clinton, ed esattamente all’opposto di quanto sostenuto dal repubblicano John McCain. Per capire di più la complessità dell’uomo è utile leggere "I sogni di mio padre", l’autobiografia di Barack Obama che l’editore Nutrimenti ha tradotto e pubblicato in Italia. È la storia appassionante dei primi trent’anni di vita del "Kennedy nero", un racconto in presa diretta, scritto prima della discesa in campo per la corsa alla Casa Bianca: dalle Hawaii dove Obama è nato, agli anni del college, dai trascorsi newyorkesi al fondamentale lavoro come coordinatore di comunità a Chicago, fino al viaggio in Kenya, per riscoprire la famiglia del padre e le radici africane. Pubblicato la prima volta nel 1995, "I sogni di mio padre" è stato un best seller negli Usa, dove ha già venduto quasi un milione di copie. Ed è stato citato come libro avvincente anche da Caroline Kennedy nella famosa lettera al New York Times con cui ha ufficialmente indicato Obama come unico erede politico di JFK e in cui ha affermato: «Il senatore Obama conduce la sua campagna con dignità e onestà. Ha parlato apertamente e ha rivelato aspetti della sua personalità in due libri avvincenti. Non ho mai conosciuto un presidente che m’abbia ispirata quanto, mi dicono, abbia fatto mio padre con la gente. Ma per la prima volta, credo d’avere trovato l’uomo che potrebbe essere quel presidente – non solo per me, ma per una nuova generazione di americani». Nel saggio Obama racconta la storia difficile di un americano nato dal matrimonio fra un uomo di colore, proveniente dal Kenya, e una donna bianca, originaria di una piccola cittadina di provincia nel Kansas. Due storie di gente comune fuori dai circuiti del potere e delle dinastie politiche. Ma anche qui Barak, nonostante un nome così stravagante per l’americano medio, rappresenta la tradizione: un presidente popolare e carismatico che si oppone ai circoli elitari di Washington, così lontani dai bisogni reali della gente comune. "I sogni di mio padre" è dunque interessante perché è un’autobiografia senza ipocrisie, che narra soprattutto le difficoltà della società americana e dei suoi giovani di colore. Un percorso a ritroso alla scoperta della propria identità, che inizia quando, appena ventunenne, Obama viene raggiunto dalla notizia della morte del padre. Il candidato alle primarie dei Democratici per la Casa Bianca, ripercorre così la sua infanzia alle Hawaii, dove nasce e dove vive con la madre solo per pochi anni, quando il padre decide di tornare in Africa dalla famiglia d’origine. Non tace sulla difficile adolescenza quando rischia di perdersi tra droghe e gang giovanili. E racconta infine il viaggio in Kenya per conoscere i parenti della famiglia di suo padre e ritrovare la metà africana della sua identità. Ecco perché il senatore dell’Illinois Barack Obama, candidato alle primarie dei Democratici per le elezioni del novembre 2008, nato a Honolulu (Hawaii, Usa) il 4 agosto 1961, residente a Chicago dove vive con la moglie, Michelle, e con le figlie Malia e Sasha, è comunque stato la novità che ha già cambiato (e potrebbe cambiare ancora) la storia delle prossime elezioni presidenziali. Una storia che nasce da un sogno. Come Martin Luther King.

di Adim Inviato su Libri

Liberalizzazioni, è buio pesto

Il Sole 24 ORE 13 giugno 2007

SOCIETA’ LIBERA Quinto Rapporto Sull’Italia Liberalizzazioni, è buio pesto

Non si può negare la buona volontà che sta alla base delle politiche di liberalizzazione di questa legislatura. Ammesso e non concesso che raggiungano gli obiettivi prefissati, è assai improbabile però che l’incremento delle licenze ai tassisti, la possibilità di apertura dei negozi di parrucchiere il lunedì mattina, l’abolizione delle distanze minime tra le edicole o la cancellazione del balzello sulle ricariche telefoniche “siano davvero in grado di scardinare le potenti barriere competitive poste ad ogni livello istituzionale, indebolendo i gruppi di potere e le lobby che hanno fin qui frustrato gli impegni riformatori”.

Continua a leggere

La ripresa italiana sta perdendo colpi.

LA CINA METTE DAZI DEL 10% SULL’IMPORTAZIONI DI MACCHINARI,MENTRE IL SUO PIL CRESCE DEL 12% NEL 2006.

Continuiamo a dormire sugli Allori!!!!

La la diffusione dei progressi si sta attenuando, mentre le condizioni di investimento sono drasticamente peggiorate.

C’è minore ottimismo sulle prospettive a breve e medio termine e si attenuano le intenzioni di effettuare assunzioni.

Il quadro meno roseo è dipinto dalle imprese italiane ed è in sintonia con la produzione industriale piatta, il calo di fiducia manifestato dalle aziende manifatturiere, il rallentamento dell’export e la battuta d’arresto dei posti di lavoro.

Contrasta, invece, con il balzo registrato da fatturato e ordini in maggio.

Comincino a farsi sentire gli effetti dell’euro forte e del rialzo dei tassi, fattori però che non sembrano incidere sul dinamismo dell’economia tedesca, strutturalmente abituata a fronteggiare la rivalutazione del cambio.

Lo scenario economico, infatti, è migliorato nei precedenti tre mesi per il 25,7% delle aziende, contro il 41,7% della rilevazione di marzo e in linea con il valore contenuto di dicembre, nel pieno delle polemiche sulla Finanziaria.

È salita la quota di chi percepisce un deterioramento.

Continua a leggere

L’Europa nell’età globale

In breve
Il modello sociale europeo – il suo sistema di welfare e di protezione sociale –, considerato da molti il fiore all’occhiello del Vecchio Continente, è entrato in grave sofferenza in molti Stati dell’Unione. La sua riforma è una questione urgente insieme alla necessità di riavviare la crescita economica. I paesi europei che hanno registrato i risultati peggiori hanno molto da imparare da quegli Stati che hanno saputo gestire in modo più efficace le nuove sfide.
Di fronte all’impatto della globalizzazione, bisogna affrontare cambiamenti radicali: la trasformazione dello stile di vita deve entrare a pieno titolo nella definizione di welfare e le problematiche ambientali devono essere messe in rapporto diretto con gli altri doveri del cittadino. Anthony Giddens, le cui opere hanno ridisegnato il pensiero sociale e politico degli ultimi decenni, in questo nuovo, importante saggio indica la strada da seguire.

Indice
Prefazione – 1. Il modello sociale – 2. Cambiamento e innovazione in Europa – 3. Giustizia sociale e divisioni sociali – 4. Dal welfare negativo al welfare positivo – 5. Cambiamento dello stile di vita – 6. A livello comunitario – 7. Otto tesi sul futuro dell’Europa – Appendice. Lettera aperta sul futuro dell’Europa – Note – Glossario – Indice analitico

Gli scopi di questo volume sono molteplici.

Continua a leggere

Pd, un rischio per il nuovo partito il vecchio “vizio” del verticismo. L’allarme di Bersani e di Chiti

Fonte: L’Unità

Pd, un rischio per il nuovo partito il vecchio “vizio” del verticismo. L’allarme di Bersani e di Chiti

Luca Sebastiani

Su un punto si dicono tutti d’accordo: il Partito democratico dovrà nascere dal basso ed essere federalista, altrimenti non sarà. Ma è in questa direzione che si sta avviando il processo fondativo del nuovo soggetto?

Sulla risposta a questa domanda e la costatazione della realtà effettiva si apre invece il fronte del dissenso e s’innestano le polemiche che in questi giorni estivi stanno attraversando il dibattito intorno alle liste regionali del Pd.

Da giorni, infatti, circolano voci di accordi a tavolino tra i gruppi dirigenti dei Democratici di sinistra e Margherita, voci che parlano di trattative oggetto delle quali sarebbero la spartizione delle segreterie regionali. Una ai Ds, l’altra al partito di Francesco Rutelli. Voci talmente insistenti che alla fine Goffredo Bettini, braccio destro del candidato Walter Veltroni si è sentito di smentire categoricamente. Semmai, dice il senatore, sul territorio regna un vero e proprio caos, una sorta di confusione «democratica» che garantisce che la dialettica a livello territoriale sia ancora aperta. E parla di una «velenosa accusa nei confronti di Walter».

In effetti a rimetterci di più in questa polemica è proprio Veltroni. In quanto candidato designato dalle due maggiori formazioni del processo costitutivo del Pd, è lui che può apparire come il garante delle «logiche d’apparato» e che, in questa veste, è il centro degli attacchi dei suoi avversari. A determinare la situazione ci sono innanzitutto le regole. Rosy Bindi, candidata alla segreteria, non ha dubbi in proposito, del resto, rivendica, «io sono stata la prima a denunciarle». È chiaro, dice la ministra della Famiglia, che la «lista che parte con un consenso organizzato si mangia tutto». Di qui il rischio che dalle pagine dell’Unità individuava anche il ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani, che cioè ci sia una verticalizzazione a cascata sulle liste regionali, che i territori che dovevano mantenere una loro autonomia federalista siano invece prigionieri di scelte dall’alto.

Bindi, anche in considerazione di «quello che succede in Toscana», è d’accordo con il giudizio del ministro e denuncia la tentazione «dell’alto» che sta determinando le scelte territoriali. Ma resta combattiva, del resto, dice, uno dei motivi per cui si è candidata è proprio per far sì che il nuovo partito sia veramente nuovo e aperto. Chi non condivide la visione verticistica imposta dalle regole è Antonello Soro della Margherita, che quelle regole ha contribuito a stendere. C’è una «soglia bassa» d’accesso alle primarie, dice, e la procedura garantisce «un processo aperto». Se poi ci siano dirigenti tentati dalle scelte verticali, quella è un’altra storia, più politica.

Su questo punto converge anche il ragionamento della Bindi che a questo punto considera il nodo squisitamente politico perchè se ormai le regole ci sono, quello che «deve cambiare è la politica». E, avverte, lei «verificherà» che la volontà politica del cambiamento si traduca in atti, da parte di tutti.

Tra gli sfidanti di Veltroni anche Enrico Letta condivide il timore di Bersani e Bindi. Il nuovo soggetto non deve «nascere dall’alto» come sta accadendo e confessa che è proprio per dare la parola al popolo dal basso, anche e soprattutto a livello regionale, che ha deciso di scendere in campo, «di metterci la faccia».

Ma insomma, qual è la situazione sul territorio? Non molto chiara a dire il vero, confusa anche per le polemiche e le accuse di questi giorni. Se infatti la Bindi denuncia una decisione dall’alto per quanto concerne la sua regione, la Toscana, vede altre realtà in cui la faccenda è più aperta e chiede che così rimanga. Di parere opposto alla ministra il diretto interessato della polemica, Andrea Manciulli, segretario regionale dei Ds e molto probabilmente prossimo candidato alla segreteria regionale toscana del Pd in ticket con l’attuale segretaria margheritina Caterina Bini. In effetti la conformazione della squadra fa pensare ad una replica del tandem nazionale Veltroni Franceschini, ma Manciulli non ci sta a passare per il candidato dell’apparato. «Io e la Bini facciamo settant’anni in due, ho la tessera dei Ds da neanche dieci anni, di quali apparati parliamo?». L’apertura effettiva, dice il diessino, la stiamo facendo praticando «il metodo partecipativo per la raccolta delle adesioni» e per la formazione di una lista aperta al territorio.

Pubblicato il: 05.08.07
Modificato il: 05.08.07 alle ore 11.06

CASA: BANKITALIA, IN DISAGIO 20% ITALIANI PER AUMENTO PREZZI

 Fonte: Reset “libere voci della società civile”

Anche una ricerca appena uscita della B’Anca D’Italia, conferma quanto andiamo dicendo da tempo.

(AGI) – Roma, 28 lug. – Il 20% degli italiani soffre di “disagio abitativo”:

Dal 1977 al 2004, insomma, l’accesso all’abitazione in rapporto al reddito si e’ ridotto notevolmente, passando da 3,5 a 5,8.Ma non sono solo i prezzi a rendere l’accesso alla casa piu’ problematico.

Il rapporto infatti stima che il 9,5% dei proprietari vive in una casa inadeguata alla propria struttura familiare, una percentuale che nel caso delle persone in affitto sale al 37,5% contro il 20,4% del 1977; senza contare che l’8% di chi paga oggi un canone di locazione magari stipulato qualche anno fa, oggi farebbe fatica a cambiare casa.

Se il disagio abitativo e’ dunque reale, non per questo aumenta il numero di case popolari, anzi. Dal 1977 al 2004 si sono ridotte a 4,8 milioni le famiglie che ne dispongono (meno di 1,4 milioni sono invece quelle che vivono in abitazioni messe a disposizione da enti locali e associazioni).

Le prospettive non sono certo piu’ rosee.

Indice accessibilità abitazioni

Con l’aumento delle persone che comprano casa, lo studio ipotizza un ulteriore aumento dei prezzi, mentre a mettere in crisi chi sceglie l’affitto saranno i canoni di locazione sempre piu’ alti, com’e’ normale visto l’aumentato valore degli immobili.

Altro problema non da poco saranno i tassi di interesse, pure in prevedibile salita: ipotizzando un aumento di 2 punti percentuali, il rapporto stima che quasi il 2% degli italiani in affitto potrebbe far fatica a pagare un mutuo.

Papers Banca D’Italia file pdf

******

Dossier Argomento su Reset

Unipol Bnl, senatore Latorre: Giusto interessarsi all’operazione

 Fonte : Reset “libere voci della società civile”

Roma, 27 lug. (Apcom)

L’iniziativa dell’Opa Unipol su Bnl “non poteva non suscitare l’interesse del mondo politico che non soltanto è, ma deve essere, come accade in tutto il mondo occidentale, sensibile agli assetti economici e finanziari”.
Nicola Latorre, vicepresidente dei senatori dell’Ulivo, tra gli esponenti Ds intercettati nell’ambito dell’inchiesta milanese, offre con una lettera al Corriere della Sera la sua versione dei fatti, confermando il suo “rammarico” per “il mancato successo di quella operazione”.
Nella missiva, quasi una memoria scritta, Latorre ricostruisce le tappe della vicenda dimostrando come “nonostante il clamore”, “nulla è stato poi osservato in merito al periodo in cui queste conversazioni sono avvenute: in quel momento – sottolinea, date alla mano, l’esponente ds – nulla più poteva essere fatto per creare i presupposti per l’insider trading o l’aggiottaggio.
Le azioni erano già state acquisite e i giornali, infatti, avevano già dato notizia dell’Opa”. Insomma, prosegue Latorre, “ritengo che non ci sia alcunché di illecito in questi comportamenti né tanto meno di opaco”.
Puntando il dito contro la “fuga di notizie” e il mancato accertamento dei responsabili, il vice capogruppo ulivista ribadisce infine la sua disponibilità “a fornire ogni chiarimento ritenuto necessario nelle sedi opportune a prescindere dal mio ruolo di parlamentare.
Ci sono poi prerogative che sono nella esclusiva disponibilità della Giunta per le autorizzazioni del Parlamento. Io – conclude – condividerò ogni decisione presa in quella sede, tanto più quella di autorizzare l’uso delle intercettazioni”.

Ci Prendono per i Fondelli, QUESTI SONO SENATORI E CREDONO DI MELEGGIARE I CITTADINI.

Continua a leggere

Il governo, il cortile e il mondo

 Fonte: La Stampa.it

28/7/2007 – GIAN ENRICO RUSCONI


L a cronica turbolenza della politica interna lascia in secondo piano un dato non meno grave: l’inconcludenza della politica estera italiana, a un passo dalla débâcle.

Registriamo alcuni dati di fatto in ordine crescente di rilevanza. Le oscillanti dichiarazioni di D’Alema sulla missione in Afghanistan rilanciano il sospetto sulla inconsistenza della linea politica italiana e la sua proverbiale inaffidabilità. Nel conclamato ritorno della Libia nella sfera di attenzione e di interesse speciale dell’Europa, grazie alla Francia, l’Italia è assente dopo tanta retorica sui rapporti privilegiati italiani con Gheddafi. L’ambizioso progetto del presidente francese Sarkozy di creare e guidare un’area politico-economica mediterranea, in latente competizione con l’area euro-settentrionale, lascia interdetto e passivo il governo italiano. Infine, la ripresa dell’azione diplomatica della Germania all’Onu per ottenere un seggio temporaneo speciale nel Consiglio di Sicurezza sta aggirando in modo sottile l’opposizione dell’Italia. A fronte di questi dati è naturale mettere sotto accusa il ministro degli Esteri D’Alema. Si ha la sensazione che, dopo il suo brillante attivismo iniziale, non controlli più la situazione. Verosimilmente D’Alema è distratto e disturbato dalle dinamiche politiche interne e dalle difficoltà del suo partito.

Continua a leggere